di Stefano Bini

Conosco Riccardo da circa dieci anni; tante volte ci siamo scambiati idee, pareri, abbiamo sfiorato l’occasione di lavorare insieme, ma poi per impegni d’entrambi non abbiamo mai portato le cose a termine. Di Riccardo, apprezzo la professionalità, l’istituzione con cui parla di tv, e sono affezionato ai pranzi che di tanto in tanto facciamo, perché riesco ad assorbire esperienza da quello che io considero un (giovane) maestro.

Nell’intervista, ad un certo punto, Riccardo precisa: “C’è stato il sogno di un bambino che voleva fare televisione che si è realizzato. Non ho mai pensato di fare altro nella vita. Grande fortuna, ma anche bella sfida con me stesso”; quando un concetto è affine al tuo, poiché lo hai vissuto, l’intesa professionale non può che essere ad un passo.

L’ho voluto intervistare per due motivi: il primo è perché queste dichiarazioni possono essere utili a chi vuole intraprendere con serietà il mestiere della tv; il secondo, perché il “suo” programma Il Gusto di Sapere è in nomination per la categoria Best Brand-Driven Format al The International Format Awards 2021, che si svolgerà il prossimo 13 aprile sul web.

 

Sei stato il primo in Italia a credere nel branded content e entertainment. Cosa ti ha ispirato sin da subito questo nuovo modo di fare tv?

«Sai quante volte mi metto lì a pensare “quando è stato il momento in cui ho capito?”, ma non mi sono mai riuscito a rispondere perché è stato frutto di un naturale processo di osservazione dei fatti. Il mio approccio nella vita è di ascoltare e osservare ciò che mi circonda, andando alla ricerca dei rapporti causa-effetto. Da qui la nostra missione: interpretare l’innovazione, per dar vita a nuove idee. Con il branded entertainment è successo nello stesso modo, grazie anche alle esperienze ad Antenna 3 con programmi interamente sponsorizzati. Allora si chiamavano barter. Era il 1997. Da lì ogni mia scelta è stata naturale, come se non potesse essere diversamente.»

 

La produzione Il Gusto di Sapere è in nomination per la categoria Best Brand-Driven Format al The International Format Awards 2021, che si svolgerà il prossimo 13 aprile sul web. Una bella soddisfazione, anche se sei già alla seconda nomination in pochi anni. Raccontami le emozioni di entrambi i momenti.

«L’emozione è la stessa perché è un premio meritocratico dove partecipano format di tutto il mondo e il livello qualitativo è al massimo. Se la prima volta però è stata una sorpresa a tutti gli effetti, poi crescono le aspettative e, avendo un buon prodotto, quando si avvicina il premio, un po’ ci speri. Non tanto per la vittoria, quanto per la conferma, da parte di una giuria di esperti abituati al meglio, della qualità del tuo lavoro. È una sorta di esame ad un master universitario. E per noi che teniamo moltissimo al concetto di professionisti in un settore, l’essere riconosciuti tali per ben due volte nel giro di 3 anni a livello internazionale da un premio così prestigioso è davvero gratificante e motivante. Oltre che un motivo in più per le aziende di affidarsi a noi: i professionisti del branded entertainment.»

 

Il Gusto di Sapere è pure l’unico format italiano in gara, in tutte le categorie. Un oggettivo riscatto della creatività italiana, finalmente. 

«Vorrei essere autocritico da italiano: più che “riscatto”, direi stimolo. Bisognerebbe cimentarsi di più nella creazione di nuovi format, mentre se ci pensi sono pochi quelli che vengono lanciati ogni anno nel nostro paese. Per me invece è una conditio sine qua non dei nostri progetti: prima di incontrare aziende ed editori il format è un foglio bianco perché di volta in volta lo costruiamo su misura sulle loro esigenze. Far nascere un format è la cosa che più mi galvanizza del mio lavoro, ma è anche la più difficile e pericolosa. Ma credo che per essere un vero produttore è questo che si debba fare.»

 

La tua casa di produzione Prodotto ha da poco festeggiato i suoi primi 10 anni con all’attivo 25 format originali, 46 edizioni, ma soprattutto 88 brand che si sono affidati a voi per raccontarsi col branded entertainment. Prima di Prodotto, cosa c’è stato?

«C’è stato il sogno di un bambino che voleva fare televisione che si è realizzato. Non ho mai pensato di fare altro nella vita. Grande fortuna, ma anche bella sfida con me stesso. Sono stato il più giovane direttore di testata giornalistica a 23 anni, dirigendo il telegiornale di Antenna 3. Ho ideato e condotto un gioco a quiz su Rai 2. Ho fatto l’autore di Stranamore lavorando poi con Fatma Ruffini. Ho fatto il regista. Ho trasformato Odeon da syndication a televisione multipiattaforma con tanto di pionieristica piattaforma web per lo streaming e l’on demand, anticipando i tempi. E grazie a My-Tv ho portato Mike Bongiorno, che festeggiava 50 anni di carriera, a fare il suo primo e unico programma sul web. Insomma, prima di Prodotto ho “fatto” televisione, vivendo il web come il suo naturale alleato. Prodotto l’ho fondata per dare un seguito a quell’esperienza: diventare produttore era la naturale conseguenza.»

 

Nonostante la crisi della tv tradizionale, il moltiplicarsi di canali sul digitale e l’evoluzione dello streaming, sembra che il branded entertainment non conosca ostacoli. È davvero così?

«L’unico ostacolo del branded entertainment sono gli attori coinvolti: gli editori devono imparare a viverlo come l’opportunità che è. Le concessionarie devono sempre più formarsi considerando il contenuto qualcosa di imprescindibile e diverso da uno “spazio”. Le aziende investitrici devono considerarlo uno strumento, non semplice pubblicità. Ecco gli ostacoli, ma li supereremo facendo progetti sempre migliori e sempre più rappresentativi di ciò che è branded entertainment. Ci vuole solo tempo e professionisti.»

 

Conoscendoti da quasi dieci anni, so che non ti fermi mai. Quindi, nell’imminente futuro che progetti hai?

«Il mio prossimo progetto è sempre quello di dar vita ad un nuovo progetto, ma in realtà ce ne sono già tanti in cantiere. Prima di tutto a breve uscirà il mio secondo libro dedicato proprio all’evoluzione della televisione, con la sfida che sia ancora più visionario del primo. Per il piacere di condividere. Poi sarà finalmente arrivato il momento di un progetto super personale che abbinerà le due passioni della mia vita e che potrebbe portarmi ad espandere Prodotto con un nuovo asset.  Ecco questo mi diverte pensarlo perché potrebbe anche riportarmi davanti alle telecamere.»