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di Abbatino

Clima bellicoso e resa dei conti. Italia viva, quella del renzino nazionale, non molla l’osso almeno per il momento. Ma già mette le mani avanti: non apriamo ad un governo delle destre.

È chiaro che non può fare sul serio. Cerca solo un rimpasto per potersi sedere, più comodamente, al tavolo della grande spartizione dei miliardi di euro del Recovery Found. Più comodo lo scranno, meglio è se assegnato al capo bastone, che non ai soliti improbabili ministri che tutt’ora portano la maglia della creatura – più morta che viva – di Renzi.

Dall’altro lato, PD e Movimento cinque stelle fanno quadrato intorno a Conte, ovvero all’unica faccia che ritengono presentabile nel periodo. Addirittura si parla, al solito, del partito di Conte, la cui fortuna sarebbe la stessa del partito di Monti della precedente legislatura: un flop totale. Il PD non può che insistere per la linea Conte, poiché non vuole aprire il governo a Renzi o ad un ministro renziano quando i sondaggi già da tempo certificano “l’aborto” di consensi di Italia Viva, oltre a non volere cedimenti su quanto definito privatamente con l’alleato di governo. Dalla parte grillina, quindi, non si può che avallare la linea Conte, duro e tagliente contro Renzi; i grillini devono arrivare però al 2023 ad ogni costo e premono ora per Conte ma senza convinzione, poi chiederanno allo stesso un’apertura a Renzi per salvare la legislatura, proprio perché l’ipotesi elezioni anticipate è come l’acqua santa per il demonio. Quindi, la tanto attesa resa dei conti in maggioranza, dopo le schermaglie sui giornali, a cosa porterà? Le ipotesi più accreditate sono il rimpasto con Renzi al governo. Ma se così non fosse, non c’è che la strada dell’accordo politico. Rimpasto un po’ per tutti. Salta qualche tecnico, sale qualche PD, entra un nuovo ministro renziano. I grillini si accontentano di non andare a casa. Nel mezzo, l’Italia che stenta a rialzare la testa. Da tempo.

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