di Marzio Milord

Che Enrico Letta fosse un moscio, un prete mancato per gli atteggiamenti pacati, un segretario del Pd a cui nessuno va dietro, un uomo senza arte né parte nella politica italiana, è chiaro a tutti. Oltre a non contar nulla in parlamento e nella fiducia degli italiani, si permette pure di tergiversare sul nome del Quirinale, mettendo dei veti sulla figura di Silvio Berlusconi. Forse il segretario del Pd dovrebbe ricordarsi che, prima di essere defenestrato in malo modo da Matteo Renzi, chi lo salvò nel 2013 fu proprio Silvio Berlusconi, da una parte con un atto di pena e dall’altra con la manina del fedele Gianni (amico di Silvio e zio di Enrico).

Come da copione cattocomunista, ovvero la peggior razza politica, Enrico Letta si discosta dal nome di Silvio Berlusconi, richiedendo un nome super partes; più super partes di Silvio che, nonostante alcuni scivoloni (la sinistra, ricordiamolo, ha fatto ben peggio), è rispettato in tutto il mondo, è stato l’unico governo nella storia repubblicana a durare 5 anni, 3 volte presidente del consiglio, amico dei grandi della terra, uno degli imprenditori più importanti del mondo, dà da vivere a migliaia di persone ogni giorno, è riconosciuto come statista e come politico che ha sempre portato stabilità nel paese. Ma i duri e puri sinistroidi non mollano: o comunista o democristiano di sinistra.

Se poi a Berlusconi venisse preferito Pierferdinando Casini, uno che è passato da destra a sinistra in tipica scuola democristiana, prima eletto con l’Udc, poi con il Pdl, poi con il Pd e ora nel gruppo misto, sarebbe l’apoteosi dello schifo italiano. Silvio Berlusconi, oltre ad essere un nome ad hoc per il Quirinale, romperebbe a tutti gli effetti una catena di sinistroidi al Quirinale che dura da più di 60 anni.