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di Martina Grandori

Sebbene si sia da ormai un anno praticamente commutati tutti ad un lavoro a distanza, in cui la casa si è trasformata di fatto in un unicum di cui fa parte anche l’universo ufficio, è di grande attualità un fenomeno di cui si era parlato ancora poco: team di lavoro che includono quattro generazioni a confronto. Quattro generazioni che più diverse non potrebbero essere, ma che per forza di cose devono convivere in una sala riunione. A parlarne nel suo libro è Laura Quintarelli, autrice di Managing by Generetion (Franco Angeli), che fa il punto su questo fenomeno con il turbo che ha visto un’accelerazione incredibile per via della rivoluzione digitale e di come ormai tutto, anche in ufficio, si faccia con l’ausilio della tecnologia. Una conflittualità inevitabile, i Baby Boomers (1946 -1964) hanno iniziato a lavorare sulla scia di un boom economico che rendeva possibile più o meno tutto; la Generazione X (1965 -1979), schiacciata dalle scintille dei baby Boomers, ha da subito cercato il compromesso fra lavoro e vita privata. Poi ci sono i Millennials (1980 – 1995) che si sono inseriti nel binario dell’era del web mangiando pane e tecnologia , e poi loro, la Generazione Z ( i nati dopo il 1995) che sono natii digitali, abituati a condividere tutto sui social, dipendenti dal click, e che quindi mal sopportano quella mancanza di libertà di un posto fisso e sedentario dietro una scrivania. Per le ultime due generazioni, libertà, flessibilità e internet sono alla base di tutto, per i Baby Boomers è già complicato imparare i nuovi programmi di un computer. Inevitabile che nel 2021 ci sia una conflittualità alta, un inedito compito da gestire per le risorse umane quando cercano il personale. Le aziende più visionarie in questo senso sono ancora pochissime -l8% secondo uno studio di PWC – , ma il futuro è nel meliting pot non solo di competenze, ma anche di dati anagrafici.
La sfida maggiore che la funzione risorse umane è chiamata a cogliere è quella di creare integrazione e interdipendenza tra le diverse professionalità e le diverse generazioni. Il concetto di diversità, se gestito in maniera lungimirante ed intelligente, può diventare un filone d’oro per i profitti di un’azienda, grande o piccola che sia. Valorizzare la diversità – non soltanto di genere, ma anche di età – può rivelarsi la nuova chiave di svolta per rilanciare situazioni statiche di aziende con potenziale.

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