di Francesco della Corte

Quando si parla di Procida, piccola isola campana, con poco più di diecimila abitanti, ad impatto, vengono in mente le metafore e quindi il compianto Massimo Troisi, che su quell’isola girò il suo ultimo film, Il Postino, tratto dal libro di Antonio Skàrmeta, che narra dell’amicizia tra il postino Mario, ghiotto di conoscenza ed il poeta esule, Pablo Neruda, film di cui tutti noi serbiamo un bel ricordo, anche se per onor del vero, e forse qualche lettore resterà deluso, ma Neruda, non ha mai dimorato sull’isola dei pescatori.
Da pochi giorni però, Procida è alla ribalta nazionale, non anche per le sue bellezze naturali, paesaggistiche ed antropiche, essendo la città dell’arcobaleno, nome derivante dalle variopinte abitazioni dei pescatori che sovrastano il porto, ma la scorsa settimana, così come ha annunciato Franceschini, Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, essa, con il progetto/dossier “La cultura non isola”, sarà la Capitale italiana della Cultura 2022, si tratta di un riconoscimento eccezionale in quanto è la prima volta, dall’anno di nascita della competizione tra le città italiane, ossia dal 2014, che va ad un piccolo borgo e per di più ad un’isola e non ad un capoluogo di regione o di provincia, così come è avvenuto in passato.
A contendersi il riconoscimento ed il premio di un milione di euro, vi erano altre 9 città, come Ancona, Bari, Cerveteri (Roma), l’Aquila, Pieve di Soligo (Treviso), Taranto, Trapani, Verbania e Volterra (Pisa), ma il dossier presentato dal comune di Procida, La cultura non isola, che prevede 44 progetti culturali ed oltre 300 giorni di programmazione coinvolgendo circa 250 artisti ed oltre 40 opere originali e spazi rigenerati, ha convinto più degli altri progetti, la preposta giuria, presieduta da Stefano Baia Curioni.
La stessa commissione giudicatrice, ha affermato che quest’anno è stato difficile scegliere il dossier vincente, vista la grande qualità di tutti i progetti concorrenti, ma da un’analisi sommaria, oltre all’indiscusso spessore che accomuna i dossier, è indubbiamente emersa la profonda conoscenza, da parte dei protagonisti agenti sociali, ossia istituzioni e cittadini, sia delle potenzialità che delle criticità dei propri territori, a dimostrazione che una sana, coesa e concreta interazione, produce sempre progetti e programmazioni future, che aldilà del risultato della competizione, di certo avranno ampie e poliedriche ricadute positive sull’intera collettività.
Altro elemento emerso, da considerarsi forse il vero mordente in previsione di un futuro più sostenibile, è che tutti i progetti sono uniti da un leitmotiv, quello della cultura sostenibile. Essa, finalmente viene considerata, non solo una base di partenza ma il fulcro ed anche la finalità, di qualsivoglia progetto, ottemperando così alle azioni e previsioni stabilite dall’Agenda 2030, il documento programmatico sottoscritto da 193 Paesi membri dell’ONU, che ha stigmatizzato come agenti tipici del cambiamento, i bambini, i giovani e le donne.
Alla luce di queste solide e sentite premesse si è certi che Procida, ha poggiato il proprio dossier sul turismo culturale, sulla diversità e dell’educazione sostenibile, saprà rappresentare nel contesto internazionale, non solo il Sud ma l’intera Nazione, come un innovativo laboratorio di idee e di transizione ecologica, generando così nuova idea sociale che poggia proprio sulla connessione, sull’inclusione e sulla sostenibilità.