di Stefano Bini

Conosco Roberto da tempo, complici amici comuni, e quello che ha realizzato è talmente una grande sfida che nello scriverne provo tanta emozione. Vi do solo qualche dato di Portobello, questo il nome dell’azienda: sta crescendo a cifre esorbitanti, lo faceva pre pandemia e lo ha fatto durante questo particolare periodo; Portobello è stata la più giovane compagnia quotata a Piazza Affari, un primato assoluto, ha assunto decide di persone di cui il 55% donne, l’età media è 35 anni, i negozi hanno i prezzi più bassi d’Italia, anche in confronto a qualsiasi sito di e-commerce, riuscendo a mantenere un’esperienza d’acquisto elevata.

Cos’è e la scommessa di Portobello, ve la racconterà Roberto in questa intervista.

Come funziona esattamente Portobello? So che avete riscoperto il modus del baratto ma inserendo una formula innovativa.

«Sì, Stefano è proprio così. Il barter, in italiano baratto, è una pratica commerciale tra imprese per lo scambio di beni o servizi in compensazione. In sostanza, le barter company utilizzano i loro beni e servizi come “moneta” per l’acquisto di altri beni e servizi da aziende terze, creando un business circolare. Insomma, una rivisitazione in chiave moderna dell’antico baratto. In Portobello, offriamo alle aziende spazi media e pubblicitari in cambio dei loro prodotti di marca che vendiamo attraverso la nostra catena di negozi o attraverso altri canali B2B. È proprio grazie a questa efficiente integrazione verticale delle nostre 3 Business Unit (media, retail e B2B) che riusciamo a creare valore e a praticare nei nostri store una politica di prezzo imbattibile.»

 

Nonostante la crisi economica che l’Italia si porta dietro dal 2011, e aggravata dal Covid nel 2020 e 2021, Portobello è riuscito a reggere?

«Portobello non solo ha retto, ma è cresciuta in modo esponenziale. Dal 2016, anno di fondazione, la Società ha consolidato il modello di business, ampliato l’organico, aumentato il fatturato e il valore delle azioni, potenziato la rete commerciale e fidelizzato clienti e fornitori; potremmo definire il modello di business di Portobello “anticrisi”. Soprattutto quando si presentano congiunture sfavorevoli, infatti, le aziende di prodotto, con cui operiamo tramite il barter, da un lato hanno bisogno di accedere agli asset pubblicitari per rilanciare la propria attività e dall’altro di liberare i magazzini dall’invenduto. Portobello offre loro questa opportunità a costi zero.»

 

L’azienda è nata cinque anni fa. Quanti dipendenti avete assunto pre e post pandemia?

«Dalla fondazione della Società ad oggi, abbiamo assunto più di 243 dipendenti, di cui quasi 210 negli ultimi 18 mesi. L’organico cresce rapidamente e crescerà ancora di più con le prossime imminenti aperture.»

 

Per quanto riguarda i prezzi, i negozi Portobello reggono la concorrenza e la competitività di internet ed anzi sono inferiori. Per quanto sarà possibile portare avanti questa strategia?

«La nostra strategia non ha un limite temporale, anzi è una strategia che si consoliderà ulteriormente nel medio-lungo periodo. Uno dei fattori di successo della strategia di Portobello, infatti, è stato quello di creare un sistema di gestione della catena di fornitura, basata sul barter, che fosse efficiente; sistema estremamente complesso dato che è difficile immaginare con largo anticipo con quali clienti e su quali prodotti si effettuano le operazioni di cambio merce. Portobello è oggi l’unica azienda in Europa che è riuscita ad ingegnerizzare questo meccanismo, destinato a consolidarsi ulteriormente nel tempo, e a renderlo scalabile su una catena di negozi multi categoria, offrendo al contempo un’ottima esperienza di acquisto al consumatore.»

 

Quanti shop avete in tutta Italia? Puntare solo sul fisico e non sull’e-commerce è una sfida tosta.

«Allo stato attuale, la catena di negozi Portobello è composta da 16 negozi. Altri 6 apriranno nelle prossime settimane e molti altri ancora nel corso del prossimo anno. Entro il 2022 avremo, in tutta Italia, una superficie di vendita complessiva superiore a 23 mila mq, corrispondente a circa 92 negozi equivalenti secondo lo standard Portobello da 250 mq. I negozi fisici presentano delle sfide diverse rispetto a quelli online ma anche tante opportunità, come ad esempio la possibilità di far vivere ai clienti una buona esperienza d’acquisto e implementare strategie di cross-selling. Il mercato dei prodotti di largo consumo vede oggi un’offerta senza precedenti e consumatori sempre più consapevoli. Riuscire a stimolare i consumatori sul piano cognitivo-emozionale, dunque, crea certamente un vantaggio rispetto ai competitor; ciò è possibile attraverso attività di promozione alle vendite e campagne pubblicitarie ma è soprattutto determinato dall’esperienza d’acquisto in store. In Portobello mettiamo sempre il consumatore al centro. Il nostro personale di vendita è cordiale, professionale ed in grado di fornire tutte le informazioni necessarie sui prodotti che vendiamo. I nostri negozi sono ampi, luminosi, presentano un mobilio pregiato ed ecosostenibile, per far vivere un’esperienza coinvolgente e piacevole a tutti i nostri clienti.»

 

Portobello è quotata in borsa. Snocciolami un po’ di cifre, dal valore delle azioni ai numeri del fatturato.

«Sì, abbiamo un primato di cui andiamo fieri: abbiamo quotato Portobello sul mercato Euronext Growth Milan dopo solo 18 mesi dalla fondazione, divenendo la più giovane azienda quotata presso Borsa Italiana. Il titolo ad un anno dalla quotazione ha segnato +220% ed il valore è passato da poco più di 4 euro nel 2018 a 42 euro per azione oggi. Nel 2020, la Società ha raggiunto ricavi per 64 milioni di euro con un EBITDA di quasi 11 milioni di euro e un utile netto di 6 milioni di euro.»

 

Oltre a te, chi fa parte dell’asset societario?

«La Direzione Generale della Società, oltre che dal sottoscritto, è composta da Pietro Peligra, Presidente del CdA e da Simone Prete, Amministratore Delegato. Dalla DG dipendono tutte le Direzioni Funzionali: Amministrazione, HR, Legale, Marketing, Comunicazione, Sostenibilità, Business Development, Retail, ecc. Ogni punto vendita ha uno Store Manager e diversi Sore Assistant altamente qualificati.»

 

In Italia, le piccole e medie imprese sono sostenute dalla politica per quanto concerne incentivi, sgravi e agevolazioni?

«Negli ultimi tempi, c’è sicuramente una crescente attenzione da parte del Governo e Dell’Unione Europea nei confronti delle PMI, che di fatto compongono la maggior parte del tessuto industriale e la colonna portante dell’economia italiana e europea. Vediamo oggi diverse misure di stimolo prevalentemente volte a ridurre il carico fiscale sulle imprese, incentivare gli investimenti privati, anche attraverso forme di sostegno al credito, e sostenere l’attività di ricerca e sviluppo tecnologico.»

 

Cosa ti aspetti dal 2022? Per Portobello, il perimetro d’azione resterà l’Italia?

«Ho ottime aspettative per il 2022, anno in cui Portobello vedrà crescere la propria rete commerciale in modo capillare su tutto il territorio nazionale e consoliderà ulteriormente il proprio marchio. La crescita avverrà per tutto il prossimo anno in Italia, ma non vogliamo precluderci certamente la possibilità di crescere in futuro anche oltreconfine.»