di Fabiola Favilli

In tempi in cui la moda, arrivata dagli Stati Uniti, ha reso gli chef star della tv e dei social è utile riscoprire un personaggio che fece l’unità d’Italia su più piani: quello gastronomico, linguistico e del lifestyle.

Pellegrino Artusi nacque nel 1820 a Forlinpopoli, che allora era nello Stato Pontificio, da una agiata famiglia di commercianti; secondo il padre era giusto che avesse un po’ d’istruzione, ma non ne era necessaria più di tanta per portare avanti il mestiere di esercente. Fu quindi autodidatta, appassionandosi ai testi classici ed imparando molto dai viaggi di lavoro. Il 25 gennaio 1851 un pericoloso brigante chiamato il Passatore, al secolo Stefano Pelloni, rapinò con la sua banda i maggiorenti della città, riuniti a teatro; fu fatta razzìa anche a casa Artusi, dove furono consumate violenze che portarono una sorella di Pellegrino, anche lui picchiato, ad impazzire per lo shock ed a morire in manicomio. Lo Stato Pontificio allora era infestato di banditi, e gli Artusi decisero di trasferirsi nel vicino Granducato di Toscana, considerato più sicuro; a Firenze il loro banco della seta portò molti guadagni, e con l’Unità d’Italia Pellegrino si ritirò dagli affari per dedicarsi alle sue amate letture ed alla stesura della sua opera “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”.

Essa è ritenuta molto più di un semplice manuale gastronomico, è il maggiore contributo italiano alla cultura del mangiar bene e del servire in tavola. Tradotto in tutto il mondo, il testo è di chiara matrice positivista, la corrente di pensiero ottocentesca che esalta il progresso scientifico; l’Artusi è figlio quindi del periodo in cui il progresso scientifico-tecnologico portò la rivoluzione industriale e profondi cambiamenti nella società. Oltre ad applicare all’alimentazione i concetti positivisti come la “pubblica felicità” e la scienza al servizio dell’uomo, “La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene” ha avuto un ruolo importantissimo nella letteratura post unitaria poiché fu il primo libro ad includere in un unico volume ricette culinarie di tutte le regioni italiane, per questo gli viene attribuito il merito di aver posto le basi per la formazione della cucina nazionale italiana