di Martina Biassoni

Un decennio di cambiamenti e novità, tanti decisamente positivi ed all’avanguardia, ma tanti anche regressivi, che hanno dato a tutti noi l’impressione d’essere tornati in una corte medioevale fra legge del taglione e delitti d’onore (ammetto di avere i brividi ogni volta che penso a terrorismi, guerre e simili; perchè li ho sempre considerati come lontani nel tempo e nello spazio dalla civiltà moderna ed evoluta -che dovrebbe essere quella in cui viviamo adesso-; e invece eccoli qua, più presenti che mai…).

Gli ultimi dieci anni sono stati caratterizzati, purtroppo, dal ritorno alla violenza gratuita, alla discriminazione prepotente scagliata contro ogni essere umano che la pensi o agisca diversamente dalla massa, ed uno degli ultimi episodi di questo tipo si è verificato a Milano anche a poche ore dalla fine del 2019 -giusto per non smentirci-. Questo è un fenomeno che si è sviluppato in tanti aspetti della nostra vita quotidiana anche grazie (o, meglio, a causa) all’avvento della cultura online, della condivisione perenne, continua e competitiva di ciò che si fa, della propria vita perfetta e di tutto ciò che comporta. 

È stato anche il decennio in cui la mental health e tutte le sue cause sono state però sdoganate, tolte da quella cultura negativa che stigmatizzava chiunque si trovasse in fasi depressive, di forte ansia o con disturbi alimentari, la stessa cultura secondo cui chi osasse rivolgersi ad uno psicoterapeuta perché bisognoso d’aiuto, fosse, inevitabilmente, pazzo e da emarginare. 

E questo è successo grazie ad una maturità raggiunta dalla società, anche per merito dell’avvento dell’internet democratico e delle/i prime/i influencers e portavoce di positività e normalità a riguardo di questo argomento così difficile e delicato da trattare.


È stato anche il decennio delle donne da record nello spazio, delle donne a capo di grosse aziende che fatturano milioni, battendo molto spesso i colleghi maschi sia sotto l’aspetto economico, che sotto l’aspetto dello sviluppo delle proprie idee: indimenticabili le “campagne pubblicitarie” di Fenty Beauty, pioniera dell’inclusività nell’ambito make-up, e della maglietta Dior firmata Maria Grazia Chiuri con slogan “we should all be feminists”. Insomma, i più cinici vedrebbero questi due esempi come una mera politicizzazione di due mondi così distanti da quella che è la politica dei comizi e delle piazze; ma penso che siano “solo” il risultato di anni di frustrazioni represse perché Rihanna in persona non riuscisse a trovare la propria tinta di fondotinta e correttore nei marchi più famosi, e perché Maria Grazia Chiuri fosse stanca dei classici commentini usati per attaccare donne capaci e di successo. 

Insomma, un decennio che fra alti e bassi ci ha donato tanto, ci ha preparato ad un altro che spero e auguro a tutti noi sia di crescita, di miglioramento, di abbandono di mentalità ottuse ed arcaiche, e di polemiche inutili e costanti su tutto, anche su semplici atti di bontà. 

Sarebbe utopico sperare in un mondo privo di cattiverie ed ingiustizie, ma non lo è cercare di lasciare indietro il piú possibile le negatività e lavorare attivamente ad una società migliore. 

Inviato da Simona