di Stefano Bini

Circa un anno fa, stavo lavorando ad un progetto per Discovery che, in accordo con la dirigenza, sarebbe dovuto andare in onda su Food Network; di questo programma poi non se n’è fatto più niente soprattutto per mancanza di budget, come capita all’80% dei nuovi format proposti ai broadcaster. In mezzo a telefonate, videocall, incontri e altre classiche procedure di avviamento per un progetto tv, c’è stata una casa di produzione con cui apparentemente lavoravo bene e, anzi, avevamo individuato altri progetti su cui collaborare insieme. Proprio perché non ho rispetto umano e professionale per i fondatori di tale casa, non menzionerò il nome, alle volte a qualcuno venisse in mente il gesto sadomaso di contattarli; in sintesi, nel bel mezzo della discussione per arrivare poi alla produzione del progetto, mi chiama la co-fondatrice della casa, figlia di una famosissima talent scout\giudice e di un noto compositore, per avvisarmi che avrebbe abbandonato il progetto perché su Facebook avevo scritto cose non troppo favorevoli sul DDL Zan. Non ci rimasi male, pensai solo che una persona, uomo o donna che sia, se decide di non lavorare con te per le idee politiche e non per la tua alta o bassa professionalità, ha dignità sotto le scarpe, una scarsa umanità e una preparazione editoriale basica. Infatti, la casa di produzione lavora poco e ha sede in uno scantinato. La scelsi sotto suggerimento di un amico; acciderba a me!

Se il primo caso ha del fantascientifico, il secondo è imbarazzante. Qualche settimana fa, per questa rubrica, tra l’altro con visualizzazioni record degne di un grande giornale online, scrissi in esclusiva alcune news sul mondo dello spettacolo, tra cui su un progetto che riguardava il mondo dei matrimoni, programma di Canale5 partito bene e finito nel dimenticatoio in breve tempo, con annesso giudizio dell’editore. Leggete bene perché ne vale: prima mi chiama una dirigente Mediaset, buona conoscente da almeno dieci anni con la quale mi sono sempre interfacciato con grande professionalità, chiedendomi spiegazioni, non raccontando nulla della mia “talpa” a Cologno. Poco dopo, mi telefona l’ufficio stampa della casa di produzione, chiedendomi quale fosse la mia fonte riguardo il giudizio negativo di Piersilvio Berlusconi; era tutto spiegato nell’articolo e prassi vuole che le fonti non si rivelino mai, e così ho fatto. Sapete cosa hanno architettato la produttrice del programma e la sua addetta stampa? Sono andate a riferire alla dirigente Mediaset che io, come fonte all’interno dell’azienda, avevo fatto il suo nome, quando avevo SOLO raccontato loro che pochi minuti prima mi aveva chiamata tale dirigente, per lo stesso motivo. Contiamo il fatto che dirigente e produttrice sono pure amiche; manco a dirlo, ho messo subito in guardia la dirigente e l’ho spronata a ripensare alle amicizie che la circondano. Livelli altissimi si sono taccati quando l’addetta stampa mi ha riportato di aver registrato la chiamata con le mie dichiarazioni. Ancora aspetto che mi giri l’audio…

CHE SCHIFO DI PERSONE. Ma io sono ancora qua. Eh già.