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di Gabriele Rizza

Le previsioni dell’Istat sono “ottimiste” riguardo il calo del PIL nel 2020, dal 9% in meno si passa all’8,9%, quindi uno 0,1 di magra consolazione per l’economia italiana e gli affanni quotidiani di milioni di cittadini. Per il 2021 si prevede invece un “balzo” del 2,3%, però molto dipende dal proseguo della campagna vaccinale e dall’incognita della terza ondata.

Dove l’Italia rischia di battere ogni record negativo nel 2020, come nemmeno ai tempi dei conflitti mondiali e dell’influenza spagnola, è il calo delle nascite e il saldo negativo tra decessi e nascite. Infatti, l’Istat ha appena pubblicato “Primi riscontri e riflessioni sul bilancio demografico del 2020“, anticipazione di quello ufficiale che sarà reso noto nei prossimi mesi. Il pericolo sempre più realistico è che per la prima volta dall’unità d’Italia le nascite scendano sotto le 400 mila unità, attestandosi a 398 mila, mandando in fumo le previsioni più ottimistiche dei mesi passati che prevedevano la nascita di 408 mila bambini. Mancano i dati ufficiali dei mesi di novembre e dicembre per dare l’ufficialità di questo record negativo, ma essendo mesi relativi ai concepimenti avvenuti a inizio pandemia, immaginare un balzo è fuori dalla realtà. Come afferma lo studio “la frequenza di eventi nel corso del 2020 è diminuita mediamente del 5,21%. Un valore che è tuttavia la risultante di dinamiche ben distinte in corso d’anno: si ha infatti un calo medio del 3,25% nel complesso dei primi dieci mesi, che poi sale all’8,21% in corrispondenza del mese di novembre e raggiunge il 21,63% in quello di dicembre“, dati che riguardano dati ufficiali di 15 città italiane e 6 milioni di abitanti.

Tuttavia il tema della denatalità continua a restare alla porta delle consultazioni per il nuovo governo e nemmeno è perno del Recovery Plan, proprio quando il 2021 rischia di superare il 2020 quanto a culle vuote, perché le nascite dell’anno in corso riguarderanno i concepimenti nei momenti cruciali della pandemia. Segno che, passata l’emergenza sanitaria, la strada per ricostruire le fondamenta del paese sarà lunga, e soprattutto bisogna percorrere quella giusta. E ignorare le nascite, che sono più futuro dell’agenda digitale e dei numeri del PIL, sarà una strada che porta dritto verso un muro, o un burrone.

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