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di Gabriele Rizza

Il Natale è alle porte, il Black Friday è in corso e la popolazione inizia già a comprare i primi regali natalizi risparmiando un po’ grazie agli sconti della settimana del venerdì nero. Tutto nella norma all’apparenza, se non fosse che per le restrizioni anti- covid metà città italiane hanno le saracinesche dei negozi abbassate, e dove invece sono alzate, gli esercizi commerciali risentono pesantemente della chiusura alle 18 della ristorazione, della paura del contagio, delle difficoltà economiche del momento e della tendenza a risparmiare vista l’incertezza sull’immediato futuro. Roma, unica grande città italiana in zona gialla, vedrà a fine 2020 5 mila attività commerciali chiuse, con un calo degli acquisti del 60% nel mese di novembre.

Non basterà il Black Friday a dare ossigeno ai negozi di quartiere e del centro storico, anzi, buona parte degli 1,5 miliardi di spesa in più prevista per il periodo di sconti, andrà tutto a beneficio dell’e- commerce e delle piattaforme come Amazon. Infatti, allo storico motivo del successo degli acquisti online dovuto al raggiungimento di un catalogo più vasto e ai prezzi spesso competitivi, si aggiungono gli effetti della pandemia citati in apertura: zone rosse, annullamento della movida, smartworking e paura del contagio. A poco bastano alcune iniziative di solidarietà, come quella della Coin a Roma, che permette di ottenere, presentando uno scontrino di un caffè al bar, il 15% di sconto su molti articoli. Fismo Confesercenti prevede che durante tutto il periodo del Black Friday, i negozi fisici perderanno almeno 83 milioni di euro al giorno a favore dell’e- commerce, secondo Codacons più un regalo di natale su tre sarà comprato online. Un campanello d’allarme che non può essere ignorato dal governo o incluso in una strategia di rilancio economico del Paese.

Come per la sanità e l’istruzione, il Covid ha messo nell’occhio del ciclone un’altra questione cruciale del nostro tempo non più rimandabile: il destino dei negozi di piccole e medie dimensione, ancora più in difficoltà rispetto alle catene fisiche della grande distribuzione. Non è solo una questione di lavoro e di business, le vetrine dei negozi sono parte del paesaggio urbano delle nostre città, di cura dei nostri edifici, della socialità, del trasporto, di cura delle periferie.  O almeno, di prepararsi all’inarrestabile futuro, su misura dei piccoli.

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