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di Mario Alberto Marchi

“Tengo a sottolineare che Philip Morris è vero, è una multinazionale, ma una multinazionale che ha voluto investire in Italia andando oltre il costo del lavoro perché, se avesse seguito la logica di altre multinazionali, magari i processi di trasformazione non li avrebbe fatti nel nostro Paese. Invece la serietà e la professionalità è stata quella di dare continuità a quello che è un lavoro”.

Sono le parole entusiastiche con le quali il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, ha salutato l’accordo che mette la maggior parte della produzione italiana di tabacco nella mani di Phlip Morris.

A lui si è aggiunta la ministra dell’agricoltura Bellenova, affermando che l’accordo “è un’opportunità per sottolineare l’importanza e la strategicità della collaborazione tra mondo pubblico e privato. “

Già, ma strategico per chi? Corrisponde al vero questa narrazione dalla multinazionale pervasa da senso etico che si offre di salvare gli agricoltori italiani, regalando loro mirabolanti prospettive? Innanzitutto, chiariamo che praticamente le stesse parole pronunciate dalla Bellanova, le aveva detta poco più di un anno fa il suo predecessore  Gianmarco Centinaio, ministro leghista. Il nuovo accordo è infatti un rinnovo.

Lasciamo poi solo sullo sfondo i presunti “scandali” politici riguardanti finanziamenti a partiti e movimenti da parte della multinazionale di tabacco. Li lasciamo solo sullo sfondo, non perchè poco significativi,  ma perchè sorprendono solo chi fino ad ora non ha voluto vedere.

É di appena venti giorni fa, la notizia della costituzione come parte richiesta di processo per Philp Morris, nell’inchiesta denominata “Cassandra”: oggetto la presunta, sistematica strategia di corruzione ad opera di alti funzionari della multinazionale nei confronti di dirigenti dei Monopoli di Stato.

Nell’inchiesta, i magistrati suggeriscono che tra i risultati della corruzione, vi sia proprio la politica di sconti fiscali, oggetto delle inchieste giornalistiche di questi giorni.

Insomma, questa multinazionali, per salvare generosamente l’agricoltura italiana, parrebbero disposte a tutto.

Il fatto è che il piatto è davvero goloso, perchè sebbene con un mercato in crisi da tempo, l’Italia è il principale produttore europeo di tabacco nell’Unione europea con oltre 59mila tonnellate, circa un quarto della produzione complessiva europea e l’1% di quella mondiale, con più di 17.000 ettari coltivati in Campania, Veneto, Umbria e Toscana. Ora, al netto di scandali e scoop, veri o presunti, una domanda sorge spontanea: possibile che un settore così incisivo, per restare in piedi, debba aggrapparsi a una multinazionale e non possa invece “fare il mercato”?

Possibile che ci si debba limitare a benedire accordi, la cui trasparenza è perlomeno dubbia, invece che varare piani statali di supporto e promozione e indire gare internazionali? Qualora la generosa multinazionale decidesse di volgere altrove le imprese che ora lavorano praticamente in esclusiva? Il rischio? Che tutto, vada…in fumo.

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