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di Martina Grandori

Soffia vento di buriana nel mondo dei pastifici. Dopo l’inchiesta per Report di Bernardo Iovene, che a novembre ha spaccato l’Italia in due, divisa sulla scelta fra penne lisce o rigate, artigianale o industriale, grano Ue, italiano o extra europeo, ecco un nuovo casus belli che travolge il mondo della pasta.
Gli italiani sono i più grandi consumatori di questo alimento, a Napoli l’hanno inventata, poi la tradizione culinaria l’ha trasformata in un patrimonio della nostra cultura. Durante il lockdown il consumo è aumentato vertiginosamente, dagli scaffali dei supermercati veniva razziata, da qui l’inchiesta scandalo sulla trafilatura al teflon anziché al bronzo, sulla provenienza dei grani – dal Canada provengono importanti quantità di grano contenente Glifosato, nobilissimo pesticida – , sulla poca chiarezza delle etichette. La pasta è finita sotto inchiesta e con lei le grandi aziende che la producono e commerciano. Ora, a riportare i riflettori sul tema, la vicenda messa in evidenza dal giornalista Niccolò Vecchia, conduttore del programma C’è di Buono su Radio Popolare, che si era imbattuto in diversi post critici sui social network. Protagonista stavolta il pastificio La Molisana di Campobasso, accusato di essere filo fascista con le “Abissine dal sapore littorio”, conchiglione prodotte sin dagli anni Trenta, piena epoca fascista, che prendono il nome dalla conquista dell’Abissina (Etiopia), e un’infelicissima trovata marketing del pastificio ci aggiunge “dal sapore littorio e gusto coloniale”, ovvero dal gusto fascista. Stesso slogan anche per le Tripoline, piccole farfalline che spesso si mangiano in brodo. Una celebrazione di quel periodo controverso di cui sarebbe meglio non vantarsi. La pasta che dovrebbe essere l’emblema della miglior convivialità targata Made in Italy, diventa invece oggetto di una querelle e di polemiche accesissime.
Ma come può accadere nel nostro tempo, dove esperti di marketing, geni della comunicazione non si accorgano dell’errore? D’accordo che La Molisana vanta il titolo di azienda storica e vanto per l’Italia, ma come si può non cogliere l’errore prima che diventi virale? Seppur si parla di formati nati proprio in ambito fascista (Tripoline, Bengasine, Assabesi e Abissine), un brand di pasta così famoso non può fare scelte di comunicazione così manchevoli. Anche gli sciocchi sanno che non è intelligente riesumare quel periodo storico, anche se si tratta di pasta e di un suo sapore. La maggior parte degli italiani poi, in buona fede, la mette nel proprio carrello senza far troppo caso a questo pasta-gate. Ma è giusto? I fraintendimenti costano. Anche ad un pastificio virtuoso che promuove l’utilizzo di una filiera corta del grano. 100% italiano ovviamente.

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