di Martina Grandori

Nel mondo della moda i viaggi sono sempre un volano di ispirazioni. Gli stilisti viaggiano non solo con la fantasia seduti al loro tavolo, viaggiano come esploratori alla ricerca di nuove sensazioni, di estri. E in un viaggio nelle meravigliose Filippine Carmen Hijosa, imprenditrice etica con la sua  company Ananas Anam e prima consulente di moda, ha trovato anni fa l’ispirazione per cambiare rotta: vedere con i suoi occhi il disastroso impatto ambientale che aveva la concia dei pellami sull’ambiente. Di moda sostenibile si parla da tempo, ma poco si dice su uno degli aspetti più disastrosi per l’ambiente, le conce dei pellami. Partiamo dalla materia prima, la pelle animale. Gli allevamenti di bestiame con le relative emissioni di gas serra e lo sfruttamento del suolo causano oltre il 90% dell’inquinamento ambientale per via dello sfruttamento del suolo e delle emissioni di gas serra prodotti, il, poco, restante è generato dalle concerie. Per ovviare al problema, le strategie di marketing nella maggior parte dei casi promuovono la pelle conciata al vegetale o senza cromo, ma è evidente non sono le conce delle pezze la principale causa dei cambiamenti climatici. Ma questa verità è scomoda e quindi si parla solo di tinture dei pellami a basso impatto ambientale e non di tutto ciò che c’è dietro. Ed è da questo che è partita Carmen Hijosa. È merito suo l’invenzione del Piñatex®, una pelle 100% vegetale che si ottiene dalle fibre dell’ananas. Ma facciamo un passo indietro, cerchiamo di capire da dove nasce l’intuizione. Durante il suo viaggio nelle filippine Carmen Hijosa osservando le donne filippine che separavano gli scarti dell’ananas, ossia le fibre contenute nelle foglie, capisce genialmente la potenzialità di questo materiale di scarto che non richiede acqua per la coltivazione,  per cui non vengono utilizzate sostanze che contaminano il terreno e che si può riutilizzare in molti modi. Le potenzialità del Piñatex® sono molte, è resistente, traspirante, leggero e flessibile. Una bomba in termini di sostenibilità. Ed è così che l’imprenditrice spagnola, che vive da tempo in Irlanda, motivata da ideali e valori di sostenibilità ambientale e sociale da traslare anche su un paio di scarpe o una borsa, avvia con Ananas Anam un nuovo percorso etico per quanto riguarda l’utilizzo della pelle nella moda. Si parte dell’estrazione delle fibre dalle foglie del frutto, si lasciano essiccare, si puliscono e per tenere insieme la fibra si usa il PLA, un acido polilattico che è un termoplastico biodegradabile che proviene da una biomassa rinnovabile derivata dal mais. Il PLA fa da legante tra le fibre di ananas. Tutti i trattamenti – fra cui il più importante con una resina a base di acqua – vengono fatti con sostanze Reach Compliance e i pigmenti per la colorazione hanno la certificazione, Global Organic Standard. “Noi stessi contribuiamo ai disastri ecologici con le nostre abitudini alimentari. Costringiamo gli animali allo sfruttamento massivo, che ha un impatto estremamente negativo sull’ambiente – penso all’Amazzonia, che viene deforestata per far spazio agli allevamenti intensivi. Dovremmo quindi domandarci: qual è la vera questione qui? La Leather Association sottolinea che quasi metà del pellame mondiale viene buttato o bruciato. Il cuoio è un sottoprodotto, e sicuramente è meglio utilizzarlo piuttosto che sprecarlo. Ma se ce n’è così tanto, non sarà che consumiamo troppa carne e derivati?” si chiede l’imprenditrice. Riflettiamo bene prima di comprare l’ennesima borsa, che almeno sia in Piñatex®.