di Stefano Sannino

Il pop-up store per definizione è qualcosa di temporaneo, di breve durata, organizzato spesso in concomitanza di special week nelle città. È un format che esiste da tempo, utile ad un brand per raggiungere nuovi clienti senza investire cifre da capogiro nell’apertura di uno store definitivo in un’area geografica non così tattica e certa come accade per i flagship store. Oltre a questo, il pop-up store permette anche di riavvicinare vecchi clienti, nelle loro zone di residenza o di vacanza, puntando quindi de facto su una fetta di clientela già molto fidelizzata al brand.

Un esempio di come funziona questa tipologia di negozio sono gli East Hamptons, celebre luogo di villeggiatura dei newyorkesi più ricchi, il cui mercato di retail è composto principalmente da negozi pop-up. Lo stesso Dior, quest’anno, ha riempito le spiagge mediterranee con piccoli pop-up store, per presentare la sua collezione Riviera a quante più persone possibile.

Ma non solo: i pop-up store sono anche una formula di affitto breve, che potrebbe salvare il mercato immobiliare rimasto in crisi dopo il lockdown. Proprietari di tutto il mondo stanno facendo fatica a trovare nuovi affittuari per il loro negozi, lasciando liberi solo negli Stati Uniti quasi 185 milioni di metri quadrati di proprietà immobiliari. I siti-web che si occupano della compravendita di immobili hanno visto un aumento degli spazi disponibili del 125%, mostrando quindi una crisi immobiliare in arrivo.

Moltissimi brand hanno chiuso, tristemente, decine di negozi ed in tutto il mondo, a causa del lockdown sono stati chiusi migliaia di punti di retail, creando un danno economico non solo all’azienda e a tutto l’indotto, ma anche ai proprietari degli immobili.

Ma ecco che davanti ad uno scenario tragico come questo, ci viene in aiuto il pop-up store: questa formula di short-term retail, permette al brand di risparmiare moltissimo su i costi di apertura, ma consente anche al proprietario dell’immobile di affittare lo spazio per qualche mese, per poi sostituire il brand con un nuovo brand e così via fino a mercato stabilizzato.

Quel che è certo, è che devono essere i proprietari a fare il primo passo, abbassando gli affitti notevolmente, per permettere ai brand emergenti e non, di sostenere le spese immobiliari almeno in questa prima fase post lockdown: senza una loro prima mossa, forse, nemmeno i pop-up store riusciranno a salvarci da una crisi immobiliare che farà chiudere sempre più negozi e fallire sempre più proprietari.