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di Susanna Russo

Il turismo è per il nostro Paese uno dei settori chiave, da solo produce il 13% del Pil, e impegna il 15% della forza lavoro, ossia 3,5 miliardi di persone.
La mancanza di turisti stranieri nel nostro Paese, causa pandemia, ha prodotto un buco di 25 miliardi di euro.
Questi sono i principali motivi per cui, per la prima volta dopo 28 anni, al turismo viene assegnato un ministero interamente dedicato con tanto di portafoglio, ossia dotato della capacità di spesa, di un bilancio, di uffici e funzionari.
Dal 1993 fino a qualche giorno fa, infatti, il settore in questione era annesso ad altri ministeri, in ultimo a quello per i Beni e le Attività Culturali che era, e continua ad essere, sotto la guida di Dario Franceschini.
Il ministro scelto per il Turismo è il leghista Massimo Garavaglia.
La notizia di un ministero dedicato ha generato entusiasmo e gratitudine come dimostrano le parole spese da Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, che ringrazia Draghi per l’attenzione rivolta al settore; o anche dalle dalle dichiarazioni rilasciate da Luca Patanè, Presidente di Confturismo-Confcommercio, che vede questa come la risoluzione attesa da anni.
Sembrerebbe questa la mossa giusta sotto tutti i punti di vista, ma al solito c’è da valutare il rovescio della medaglia.
Gian Marco Centinaio, ex Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con delega proprio al turismo, espone la sua personale visione al Foglio, dicendosi preoccupato per l’effetto boomerang. Si sa che da grandi onori derivino grandi responsabilità e, in caso di fallimento, il passo dall’entusiasmo alla frustrazione, sarebbe brevissimo.
A complicare le cose c’è il fatto che il Turismo sia delega delle regioni, e che gli italiani abbiano votato anni fa per l’abrogazione di questo dicastero.
Questo incarico è insomma un’arma a doppio taglio, e fin dai primi giorni del nuovo governo si è avuto modo di riscontrarlo: la chiusura degli impianti sciistici ad un solo giorno dalla tanto attesa riapertura, viene prolungata per volere del ministro Speranza e per consenso di Draghi, ma anche con disappunto e non poche proteste da parte del leader di partito Salvini e dello stesso Garavaglia, oltre che dell’intero settore.
Assistiamo così ai primissimi disordini interni di questo appena inaugurato governo e attendiamo di vedere se, per usare le parole di Centinaio, effettivamente il boomerang colpirà il lanciatore.

 

 

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