Agli attuali inquilini di Palazzo Marino, si sa, il commercio non è mai sembrato attività degna di una città come Milano, ricca di realtà sociali, associative, e culturali tutte da valorizzare per incrementare la da loro definita “socialità condivisa” tra i cittadini. In questa direzione sembra andare il Regolamento delle Feste di Quartiere steso dalla Giunta e ora in discussione in Consiglio Comunale. Vediamo come.

Innanzitutto, nelle aree dove si svolgeranno le Feste di Quartiere, solo il 30% di esse dovrà essere destinato ad usi commerciali, mentre il restante 70% sarebbe di pertinenza delle associazioni che ne faranno richiesta. Eventi sociali e culturali dovranno essere, nelle intenzioni del nuovo Regolamento, organizzati da apposite commissioni che si verranno a formare all’interno dei consigli di Zona, il cui compito sarà selezionare le associazioni e le tipologie di manifestazioni da svolgersi in concomitanza alle feste. Inoltre tali commissioni dovranno anche decidere a chi fare o non fare pagare la COSAP, la tassa di occupazione di suolo pubblico. Commissioni, lo precisiamo, formate in sede politica, dalle maggioranze dei 9 consigli di Zona, tutte di centrosinistra.

Altro punto caldo, è la serie di multe previste dal Regolamento per “punire” chi avrà atteggiamenti contrastanti con lo spirito della festa di quartiere. Si va quindi dal commerciante con un volume vocale un po’ troppo forte nell’esporre le proprie merci ai potenziali avventori, fino a chi adotterà sistemi di esposizione che urteranno l’ideale estetico sul commercio ambulante perseguito dalla Giunta. Multe che andranno da 50 a 480 euro.

La riduzione dell’area “commerciabile” lascia è destinata a sollevare molte critiche, se si considera la penalizzazione inflitta ai commercianti ambulanti, anch’essi lavoratori e produttori di reddito, e per questo forse così invisi alla Giunta. Consideriamo anche le scorse decisioni dell’assessorato al Commercio guidato da Franco D’alfonso, dagli aumenti della Cosap ai divieti ai paninari, dal divieto del gelato alla cacciata degli storici chioschi intorno a piazza Duomo. E poi ancora diverse questioni mai risolte veramente, come lo spostamento del mercato di piazzale Lagosta. Una vera e propria guerra al commercio ambulante (ma non solo) in città, portata avanti da quell’assessorato che in realtà dovrebbe tutelarlo.

Altra questione critica sono i metodi di selezione delle associazioni culturali e aggregative che i vari consigli di Zona dovranno operare in autonomia caso per caso. Preoccupa in particolare ciò in cui si potrebbe trasformare tale strumento in mano a commissioni esclusivamente politiche, ossia nell’ennesima moneta di scambio per creare consenso o per ripagare chi quel consenso lo ha già fatto fruttare alle ultime amministrative. Soprattutto considerando che a queste commissioni è affidata anche la decisione su chi dovrà o meno pagare la Cosap.

Insomma, non solo una pesante ghigliottina al Commercio cittadino, che rischia di causare l’assenza di quelle tante piccole realtà caratteristiche e storiche presenti nei quartieri alla periferia di Milano, da sempre ricchezza per i cittadini milanesi, ma anche potenziale strumento politico per lo meno poco trasparente nei confronti dei cittadini.

Per contrastare questo Regolamento, Fratelli d’Italia in Consiglio Comunale presenterà 46 emendamenti alla bozza prossimamente in discussione. “Noi ci batteremo – scrivono in un comunicato – perchè queste Feste di periferie continuino a vivere senza lacci e lacciuoli che D’Alfonso stà tentando di mettere per farle sparire, visto che le Associazioni dei Commercianti di Via e gli ambulanti in maggioranza non sono schierate con gli ‘arancioni’ dell’Assessore al Commercio”.

Gabriele Legramandi