Coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, si è svolta ieri mattina un’operazione della Squadra Mobile di Milano diretta contro l‘ndrangheta in Lombardia, in particolare in Brianza. Centinaia di agenti di polizia hanno eseguito 34 arresti, nonché sequestri di beni (mobili, immobili e società) del valore di decine di milioni di Euro oltre a numerose perquisizioni.

Tra i reati ipotizzati l’associazione mafiosa, il riciclaggio, l’usura, l’estorsione, la corruzione, l’esercizio abusivo del credito e l’intestazione fittizia di beni e società; reati in gran parte aggravati dall’utilizzo del metodo intimidatorio mafioso e dalla finalità di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa.

Le indagini della Squadra Mobile hanno evidenziato che il sodalizio, assumendo la reggenza della “locale” di ‘ndrangheta di Desio, ha approntato e gestito a Seveso una vera e propria banca clandestina, favorita dalla collusione di dipendenti postali, bancari e di imprenditori.  L’organizzazione oltre praticare l’ usura e  il riciclaggio, esportava  capitali in Svizzera ed a San Marino, per poi farli rientrare in Italia utilizzandoli per acquisire  il controllo di attività economiche, nel settore edilizio, dei trasporti, della nautica, delle energie rinnovabili, del commercio, della ristorazione, e degli appalti sui lavori pubblici.

L’organizzazione ha fatto spesso ricorso alla forza d’intimidazione mafiosa, a volte degenerata in episodi di violenza; intervenendo anche per pacificare dissidi nell’ambito della “locale” o con altre compagini criminali; inoltre, ha organizzato una raccolta di denaro per sostenere i familiari di ‘ndranghetisti detenuti.

In alcune intercettazioni telefoniche uno degli arrestati, Maurizio Morabito, che si riferisce al capo del clan Giuseppe Pensabene, parlando di una sorta di Banca d’Italia: “Stasera la devi vedere? Mannaggia … ci vuole la Banca di Italia per davvero con te, e abbiamo bisogno della Banca di Italia? Ogni giorno abbiamo 50mila. O 60 o 30”. Tali affermazioni, secondo quanto commentato anche dai magistrati, sottolineano e confermano come la classe imprenditoriale si sia consapevolmente accordata con il gruppo criminale, in particolare con Pensabene che, intercettato, descrive la situazione della ‘ndrangheta sul territorio parlando di “polipi, con i tentacoli dappertutto, ma siamo nelle condizioni per poterlo fare”. 

La Critica