di Fabiola Favilli

 

“…….Le tue acque alimentano un giardino
di delizie fiorito di rose, dove crescono gli alberi da frutto
d’oro e di porpora,
o i manghi o melograni
dai frutti deliziosi,
i ligustri con il nardo
e lo zafferano,
le rose aromatiche
e tutti gli alberi che donano l’incenso
la mirra e l’ALOE.”
                                                             (dal Cantico dei Cantici)


La citazione dell’aloe nella Bibbia fa capire l’importanza che questa pianta ha avuto nei secoli. Le prime raffigurazioni si trovano nei templi dell’antico Egitto risalenti al 4.000 a.c.. Una serie di ricette a base di aloe per la cura di vari disturbi è riportata nel “Papiro di Ebers” , del 1.500 a.c., uno dei più antichi testi di medicina. Gli Egizi veneravano l’aloe chiamandola “Pianta dell’immortalità”e la usavano anche per i processi d’imbalsamazione. Viene poi citata da Ippocrate nel 357 a.c. e Pericle, nel 400 a.c. la utilizzava per il suo “Elisir proprietatis”. Alessandro Magno conquistò l’isola di Socotra, nota come grande centro di produzione di aloe, per assicurare ai propri soldati rifornimenti di aloe per curare le ferite.

Nella medicina ayurvedica l’aloe veniva chiamata “Musabbar”, dagli Indu ”Guaritrice silenziosa”, “Rimedio armonioso” per i medici dell’antica Cina, “Pianta dell’ustione” per gli antichi romani, “Elisir della longevità” per le popolazioni russe, “L’albero di Gesù” per i gesuiti e gli indiani della Florida pensavano che la “Fontana della giovinezza” sgorgasse da una polla immersa in una pianta di aloe.

Dioscoride nel I sec. d.C. descrive l’aloe nel suo celebre “De Materia Medica” come rimedio per molteplici affezioni. I Cavalieri Templari bevevano una miscela di vino di palma, canapa e polpa di aloe chiamata “Elisir di Gerusalemme”. Viaggiò con Cristoforo Colombo nelle sue lunghe traversate: la considerava “indispensabile guaritrice” ed essenziale insieme al grano, la vite e l’olivo.

“Mi chiedi quali forze segrete mi sostenessero durante i miei lunghi digiuni? Furono la mia incrollabile fede in Dio, lo stile di vita frugale e l’aloe.” : così dichiarava il Mahatma Gandhi.

Nei secoli, l’uso dell’aloe come medicamento andò via via scomparendo, soppiantata da farmaci sempre meno naturali; venne riscoperta dalla classe medica negli anni trenta. Nel 1945 venne utilizzata con successo per trattare le ustioni da radiazione degli abitanti di Naghasaki; quelli trattati con aloe ebbero un decorso nettamente più favorevole di quelli trattati con farmaci allopatici.

Si conoscono 325 specie di aloe ma le specie più conosciute e sfruttate ai fini medici, cosmetici e commerciali sono la Arborescens e la Barbadensis.

Pianta perenne, appartiene al gruppo delle xerofile, essenze che hanno la particolarità di chiudere gli stomi per trattenere acqua all’interno e con le loro altre concentrazioni di CO2 possono non perdere liquidi e sostanze neanche da eventuali ferite. Infatti una sostanza autosigillante contenuta nella pianta cicatrizza in pochissimo tempo la ferita. Questa stessa proprietà cicatrizzante e rigenerativa è mantenuta anche dalle foglie staccate dalla pianta per 10 giorni o più. Importanti studi furono svolti nel secolo scorso dal prof. Vladimir Filatov, pioniere della cheratoplastica e illustre oftalmologo russo.

Questa specie vegetale è ricchissima di preziosi componenti fra cui: vitamine, aminoacidi, Sali minerali, enzimi, lignine e glucosidi antrachinonici, monosaccaridi, acido salicilico, lecitine e proteine. Come si vede, l’aloe può essere considerata un “sistema completo” che contiene tutte le sostanze indispensabili per il benessere e la salute molto più di qualunque integratore. Importantissima l’azione dell’aloe sul sistema immunitario.

Studi approfonditi sono stati effettuati in tal senso dall’Associazione Aloe di Grosseto con esami di laboratorio e sperimentazioni presso le Università di Pisa e Genova.

L’Associazione è anche impegnata da molti anni nella divulgazione del modo più semplice ed efficace di utilizzo del cosiddetto “preparato di aloe”, composto da 400 gr. di foglie fresche, 3-400 gr. di miele biologico e 3 cucchiai di grappa, da prendersi a digiuno un cucchiaio per tre volte al giorno. Questo composto completa e integra in modo positivo terapie e prodotti diversi senza creare incompatibilità perché è essenzialmente un prezioso e sano alimento naturale.