di Gabriele Rizza

Secondo l’ultima Supermedia YouTrend/Agi non c’è nessuno scossone negli equilibri del consenso ai partiti, crescono invece a piccoli passi le tendenze avviatesi con l’arrivo di Mario Draghi al governo: continua la salita di Giorgia Meloni, arrivata ormai al 18%, che vede sempre più vicina la Lega di Matteo Salvini, primo partito su scala nazionale con il 22%. Cresce leggermente il PD, ormai al 18,9% e perde sempre più terreno il M5S, “vittima” del caso Grillo e dal divorzio dalla piattaforma Rousseau.

A far muovere le pedine nei sondaggi delle ultime due settimane, non è il PNRR con i suoi 248 miliardi, ma la diatriba sul coprifuoco. In questo senso, i meriti vanno alla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che da unico partito di opposizione detta l’agenda della contestazione in Parlamento e nei media, costringendo l’alleato Matteo Salvini a fare l’opposizione interna alla maggioranza per porgere sul piatto d’argento tutti i simpatizzanti del centrodestra alla Meloni. Un onore e un onore, perché la salute della cultura politica di un paese di vede più dall’opposizione che dalla maggioranza. Di fatto, se prima il coprifuoco era considerata dagli italiani una necessità, ed ormai un’abitudine, le cose sono cambiate nelle ultime due settimane: Secondo EMG, in una sola settimana sarebbero scesi di 10 punti gli italiani a favore del mantenimento dell’attuale coprifuoco, passando dal 51 al 41%.

Poco invece ha smosso il Piano di Ripresa e Resilienza, di cui non sanno nulla nemmeno i parlamentari. Sempre secondo un sondaggio di Emg, quasi 8 italiani su 10 (il 78%) afferma di non conoscere i contenuti del Piano, mentre solo il 18% si ritiene informato. Uno strano caso tutto italiano, non per il comune cittadino ma per chi in Parlamento dovrebbe creare una circolazione di idee e analisi sugli investimenti che saranno.

A margine, il crollo dei partiti di centro che più di tutti hanno voluto Mario Draghi primo ministro e Giuseppe Conte fuori (per il momento dai giochi). Italia Viva, Più Europa e Azione perdono ad ogni sondaggio qualche zero virgola. All’apparenza è un paradosso, crolla il centro proprio all’apice della fama del governo più centrista degli ultimi vent’anni. La verità è che gli italiani non hanno fiducia nel “centro”, hanno fiducia in Mario Draghi, il vero catalizzatore del momento, e così il consenso va verso il gradimento del personaggio e non dell’area politica.