Buongiorno Matteo, ho visto che su Milano con il centro destra avete scelto Stefano Parisi come candidato sindaco, è contento della scelta?
Felicissimo. Stefano Parisi è una persona competente, concreta, capace. A Milano, anche grazie a lui le polemiche nel centrodestra sono a zero. E’ la dimostrazione che quando si ha il coraggio di puntare su energie nuove, si percorre sempre la strada giusta.
Come sono oggi i vostri rapporti con Forza Italia a Milano?
Ottimi. E’ un’intesa che si fonda sulla concretezza dei programmi per il futuro e sulla consapevolezza che dopo cinque disastrosi anni di  Pisapia la città ha bisogno di riprendere in mano le redini del suo futuro.
Di cosa ha bisogno Milano per riemergere?
Milano ha bisogno urgente di normalità. Di sicurezza, pulizia e decoro. Se la prossima amministrazione garantirà queste premesse, la città troverà gli spazi per tornare a correre.
Invece a Roma ci sono oggi grossi problemi di convergenza sul candidato, cos’è che non  la convince di Bertolaso ?
Niente di personale, ma un candidato sindaco non si può scegliere nelle segrete stanze a seconda delle alchimie dei sondaggi o dei veti incrociati. Io voglio che il centrodestra si aggreghi sui programmi e che trovi poi la persona adatta a rappresentarli. Come Parisi a Milano.
La Lega oggi è il primo partito del mondo di centro destra, il prossimo candidato del centro destra pensa dovrebbe essere indicato dalla Lega o si aspetta di fare delle primarie ?
La mia priorità è mandare a casa Renzi. Le prossime amministrative saranno la sua Waterloo. Dopodiché ci sarà modo di definire programmi e leadership per le elezioni politiche, esattamente come sta accadendo nelle città coinvolte in questa tornata amministrativa. Io sono pronto.
Oggi in Italia i problemi sono sempre gli stessi che tengono fermo il paese : tasse e burocrazia, possibile che non se ne viene mai fuori ? La lega cosa chiede su questi temi ?
Su tasse e burocrazia la Lega chiede di fare la rivoluzione. In questo senso introdurre un’aliquota unica al 15% uguale per tutti, la cosiddetta “Flat tax”, sarebbe davvero sconvolgente per l’attuale sistema fiscale italiano fondato sulla rapina e sulla criminalizzazione di chi produce ricchezza.
Se tutti dovessero pagare solo il 15% sui guadagni, tutti pagherebbero le tasse e lo Stato, con l’emersione dell’evasione e il rilancio dei consumi, guadagnerebbe molto di più. Non lo dice Matteo Salvini, ma il prof. Alvin Rabushka dell’ Università di Stanford che poco più di un anno fa abbiamo ospitato proprio a Milano per presentare questa proposta di rivoluzione fiscale.
Il federalismo rimane un tema centrale per voi?
Più di prima, anche perché la controriforma costituzionale di Renzi minaccia di riassorbire a livello centrale tutte le competenze e le risorse che a fatica negli anni siamo riusciti a portare nei territori. L’Italia, come diceva il prof. Miglio, può stare insieme superando le sue contraddizioni, solo con un sistema di federalismo estremamente spinto dove a prevalere non è “la Camera del principe”, ma il principio di sussidiarietà, tanto nelle competenze, quanto nella ripartizione delle risorse delle tasse.
Oggi come ieri federalismo vuol dire democrazia. Il potere deve stare il più vicino possibile alle persone, sia legalmente che geograficamente. Questo fa la differenza tra essere cittadini ed essere sudditi.
L’Europa è ancora un progetto valido o pensa sia ormai in crisi ?
L’Unione Europea è morta. Lo dimostra l’incapacità di gestire il flusso degli immigrati sulla rotta balcanica, dove ormai per autotutelarsi ogni stato ha rottamato il trattato di Sghengen, senza dimenticare la stagnazione di tutti gli indicatori economici che confermano la nostra contrarietà alla moneta unica.
La buona notizia è che forse proprio dalla fine di questa Unione Europa delle banche, potrà risorgere l’Europa dei popoli.
AUGUSTA DI FUSCO