di Martina Grandori

L’avocado? Da tempo ormai una sorta di mania, il famoso toast o tartina all’avocado sembra aver sostituito anche la più buona delle focaccine al prosciutto. Si è arrivati persino all’avocado bar, bar dedicati al frutto esotico dove si servono frullati, toast tropicali e piatti creativi. Da Amsterdam a Roma, da New York a Milano questi locali impazzano non solo fra i salutisti, l’avocado è un cibo eclettico che si presta sia al dolce che al salato. È un nuovo business del comparto alimentare. 

Ma l’impatto ambientale e sociale di questa nuova mania? In Messico ha scatenato gli appetiti dei cartelli della droga che ne hanno subito annusato il business. Risultato: poveri contadini vittime dei narcos, il mercato ortofrutticolo stravolto e i danni all’ambiente derivati dalle coltivazioni intensive e dalla necessità di acqua, tanta acqua. In America ne vanno matti, consumano tonnellate di aguacate. Ed è proprio questo frutto dalla polpa verde, ipercalorico ma eletto dai Millennials super food antiossidante, a scatenare nello Stato del Messico un’ennesima faida per il controllo della produzione di questo “oro verde” che genera guadagni stellari, 2,22 miliardi di dollari nel 2019 secondo il Sistema di Informazione Agricolo (Savi) e il ministero dell’Economia messicano. In Italia si sta duplicando uno scenario simile, per fortuna però in un’ottica più responsabile a livello di coltivazione e tutela del territorio. Per l’esattezza in Sicilia, Regione con una vocazione illuminata sempre maggiore a questa coltivazione (cresce anche in Calabria e Puglia, ma non come in Trinacria) che vede la conversione di terreni agricoli a questo utilizzo. Qui non sono monocolture intensive come in Messico, i produttori siciliani cercano terreni adatti naturalmente, in questo caso il clima mediterraneo è di aiuto, anche se resta il difficile problema della gran quantità d’acqua necessaria per la coltivazione. 

Nella zona del catanese, alle pendici dell’Etna, si sarebbe ovviato a questo problema grazie ad un microclima con un tasso di umidità tale per cui il consumo aggiuntivo di acqua non è così preponderante. In buona sostanza in Sicilia si presta molta attenzione all’aspetto green della coltivazione dell’aguacate, molti produttori sono bio. Si cerca sempre di non ricorre a pesticidi, perché quando si trasporta una pianta in un contesto diverso dal suo, non ci sono i “nemici naturali” che l’albero fronteggerebbe in dalla zona di provenienza. E quel sole gli da un sapore inconfondibile, più ricercato di quelli stranieri, un’aromaticità complessa e peculiare. Al momento in Trinacria non esiste ancora un consorzio od un presidio dell’avocado, ma i produttori si stanno muovendo in maniera virtuosa e per ora è uno sbocco economico su cui scommettere. Senza danni all’ambiente.