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di Stefano Sannino

Quasi come in un moderno mito della torre di Babele, tutte le lingue dell’uomo stanno continuando lentamente, ma inesorabilmente, a cambiare e ad evolversi, differenziandosi sempre di più e modificando, perfino, la propria stessa struttura.

Eppure, quando pensiamo ad una lingua, facciamo l’errore di pensare a qualcosa di statico, di immutabile, con una grammatica ben definita che stabilisce cosa sia giusto e cosa, al contrario, sia un errore.
Certo, siamo abituati al fatto che la stessa Accademia della Crusca riconosca l’esistenza di alcuni termini come nel celeberrimo caso dell’aggettivo petaloso, ma non percepiamo queste aggiunte come vere e proprie modifiche strutturali alla nostra lingua, immaginandocele più come aggiunte al vocabolario che come variazioni linguistiche.

Ciononostante, la lingua differisce non solo cronologicamente da sé stessa, ma anche geograficamente: nelle periferie delle città la lingua sarà molto differente dai centri urbani, per esempio.

Fu il filosofo russo Michail Michailovič Bachtin, autore di opere molto influenti di estetica, teoria della letteratura, critica letteraria ed epistemologia delle scienze umane, ad identificare in queste piccole variazioni dei movimenti che chiamò centrifughi e centripeti. Le forze centripete della lingua, sarebbero quelle forse proprie dei poteri statali e politici che tendono ad unificare le forme linguistiche e a conformarle per creare un’unità sociale. Al contrario, le forze centrifughe sono le forse opposte, quelle delle periferie delle città, dove si è più propensi a modificare i termini, la sintassi, ad importare forme linguistiche di altre lingue.

Questa analisi delle lingue umane, è importante perché ci fa comprendere come tutto nella nostra società, anche il mezzo più astratto e solitamente ritenuto immutabile, sia soggetto al cambiamento e riconosca, a suo modo, il valore della diversità e dell’accettazione. Le lingue, accettano senza problemi i termini stranieri: jeans, internet, computer , wi-fi sono solo alcuni degli esempi anglofoni che ci dovrebbero dimostrare quanto attraverso l’accettazione del diverso, sia possibile crescere ed evolvere.

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