+1

di Gabriele Rizza

Il primo governo Draghi è nato. Diciamo “primo” perché, nelle logiche politiche italiane, siamo legati alle “dinastie” dei governi, consci più del caos parlamentare che della regalità delle Istituzioni. Come da copione, Draghi era una figura o per tutti o per nessuno: non poteva appigliarsi ad una maggioranza dai colori politici definiti e schiarati, per la sua storia e per i ruoli ricoperti nella sua pluridecennale carriera, oltre che per l’opportunità di diventare il prossimo Presidente della Repubblica.

La scelta di averlo come primo ministro coincide anche con un certo pragmatismo e realismo di tutte le forze politiche in gioco: senza Conte, è difficile che PD, Cinque Stelle e Italia Viva avrebbero trovato di nuovo un punto d’incontro, prova ne è l’insuccesso di Fico. Con Conte, invece, è difficile che Forza Italia e la Lega avrebbero avuto l’opportunità di mettersi in gioco avendo voce in capitolo riguardo il Recovery Plan, il piano economico di rilancio più importante dal Piano Marshall. Giorgia Meloni ha avuto con Draghi l’ennesima occasione di mostrare la propria coerenza politica nel reclamare il primo possibile le elezioni.

Il connubio tra Draghi e i partiti non si esauriscono solo nel pragmatismo tattico, ma anche in quello culturale: in questo momento delicato per l’Italia, tra crisi economica e pandemia, nessuno ha la voglia e la capacità di prendersi responsabilità ma tutti vogliono avere almeno una mano sui fondi europei, e un governo di tutti è un buon modo per non prendersele tenendo però la mano sul tavolo. Laddove ci sono tutti, nessuno realmente decide, tutti però possono alzare la voce, fare réclame e dare colpe, perché tanto sarà solo rumore nel vuoto, senza azione e conseguenze. Il rischio è che questo governo si trasformi nell’ennesima campagna elettorale, proprio quando c’è bisogno di un governo che governi (e gli italiani sanno quanto questo non sia scontato). La voce dei politici in tv sarà alta, tutti vanteranno i propri piccoli successi, nessuno però avrà il coraggio di accollarsi i rischi; per i rischi ci saranno Draghi e i suoi ministri tecnici, tanto loro non passeranno dalla prova del voto.

+1