di Stefano Bini

Mauro Mungai, noto imprenditore e musicista toscano, mi è stato presentato da amici comuni; sin dall’inizio della nostra conoscenza, mi ha trasmesso entusiasmo, passione, voglia di vivere e di aiutare gli altri. Da grande appassionato di musica, e avendo suonato da solista e in una band per tanti anni in Toscana, fa un appello alle istituzioni affinchè la girandola degli eventi dal vivo torni a muoversi in maniera seria, per il bene dei musicisti e dei telespettatori, soprattutto per quegli anziani che frequentano piccoli locali e balere.

A contrario di molti che vivevano\vivono solo di musica, e nel periodo del Covid sono rimasti senza lavoro, Mauro ha un’attività sartoriale insieme all’amico Luca Potenti: Tuscany Sartoria, in Via San Donato 305, a Pistoia, da quasi 20 anni produce abbigliamento su misura per clienti provenienti da tutta Italia; qui, tradizione ed innovazione, unite alle nuove tecnologie, hanno permesso di far nascere quella che potremmo considerare la sartoria 2.0. Velocità nelle produzioni, competenza, alta qualità e costi assolutamente competitivi rendono quest’azienda una tra le più interessanti del suo settore.

Mauro, in quest’intervista, fa un appello alle istituzioni affinchè si torni alla normalità, seppur con regole, e ai musicisti, i quali devono tenere (ancora) duro.

 Da imprenditore nel mondo del vestiario alla passione per la musica. Come sei riuscito a conciliare le due cose per tanti anni?

«Grazie alla loro complementarità e soprattutto grazie alla mia grande passione per entrambi. Amo profondamente sia l’uno che l’altro, tanto da non considerarle lavoro ma pura passione.»

 

Chi ti “lanciato” per la prima volta nel mondo musicale territoriale?

«Il giovane ed emergente impresario Fernando Capecchi, parliamo dei luccicanti anni ’70.»

 

Il settore degli spettacoli dal vivo, soprattutto quelli nelle piccole realtà, sta subendo danni economici e psicologici gravissimi. Come uscirne?

«Innanzitutto con l’aiuto da parte dello Stato, sia economico sia facendo scattare le riaperture, naturalmente con tutte le precauzioni del caso, partendo dal green pass. L’importante è ripartire.»

 

Nel frattempo, sono falliti tanti locali e le band hanno sempre meno spazi dove esibirsi. Anche gli eventi dal vivo sono cultura, tradizione ed economia…

«La musica è la forma di cultura più alta. La poesia messa in musica di Battiato, Gaber, De Andrè, e gli altri “grandi” della canzone e del cantautorato, sono patrimonio di tutti. Mentre il teatro, come il cinema, pur essendo importantissimi, sono rivolti ad una nicchia di persone, la musica arriva sempre a tutti nel quotidiano.»

 

Anche gli anziani, chiusi in casa per mesi, si sono ritrovati senza punti di riferimento. Giusto?

«Per molti il ballo, nel caso specifico, ha un valore sociale oltre che ludico. L’anziano si rapporta con i propri coetanei, evade dalla monotonia della quotidianità, ritrovando quella gioventù ormai dimenticata. Il non lasciare soli gli anziani, ora più che mai, è un tema che andrebbe affrontato tutti i giorni. Diamo loro almeno i giusti spazi per evadere.»

 

Con il calo dei contagi, credi che questa situazione possa migliorare da sola o ci sia bisogno della mano del Governo?

«Assolutamente! Lo Stato deve tutelare, difendere, proteggere i propri cittadini. Qualche volta ci riesce, altre volte no, ma sono ottimista. In tutti i casi, si deve dare una mossa per far riprendere il settore degli eventi dal vivo, quelli grandi ma soprattutto quelli di piccole dimensioni, i quali hanno la medesima importanza.»

 

Vuoi fare un appello “a tener duro” a tutte quelle band e quei locali che le ospitano?

«Conosco i musicisti e so che terranno duro; ai gestori faccio un appello: saranno presto ripagati dalla voglia delle persone di tornare a divertirsi, perché è nei momenti drammatici che nascono le migliori opportunità e dopo gli anni bui del medioevo arrivano sempre gli anni d’oro del rinascimento.»