di Mario Alberto Marchi

Abbiamo tutti ben presente l’ormai mitica somma che potremo avere dall’UE per rilanciare il Paese: 209 miliardi. Un’opportunità riconosciuta come eccezionale de imperdibile. Ebbene, praticamente la stessa cifra, compare in un recente report dell’Istat: 211 miliardi i euro, che però si riferisce a un valore annuo e a un’opportunità che viene regolarmente persa. Sì, ogni anno mancano all’appello oltre 200 miliardi di valore aggiunto, sui quali andrebbe calcolato l’incasso dell’IVA.

Sarebbe la cosiddetta “economia non osservata”, categoria che comprende la nota economia sommersa e l’evasione sistematica da parte dell’economia visibile. Diciamo subito che anche questa volta ci facciamo notare, siamo infatti il paese europeo con il record di IVA non incassata. Lo studio della Commissione Europea sul cosiddetto “vat gap”, ci attribuisce ogni anno tra i 35 e i 40 miliardi persi. È il primato in termini di valore, anche se la classifica della perdita in percentuale ci vede quarti. Il Governo si è fatto un’idea di quali siano e quanto pesino i rispettivi settori di evasione. Per il 38% (15,2 miliardi) a ricavi in nero realizzati attraverso l’omessa certificazione e/o fatturazione e dichiarazione del corrispettivo. Per il 21% (8,4 miliardi), all’omesso versamento di imposta dichiarata. Per il 43% (17 miliardi), all’omessa dichiarazione di ricavi/compensi regolarmente certificati o a fenomeni di frode. Tanto per avere un’idea chiara di quanto ci si rimette, 40 miliardi è l’esatto valore della legge di bilancio 2021, ovvero di quanto in un anno lo Stato può permettersi di spandere, nei suoi più vari investimenti, dalla sanità, alla scuola, al lavoro.

Fin qui, stiamo comunque parlando di quel che ci si rimette dal mancato incasso di una sola imposta, ma tornando alla gigantesca cifra iniziale – quella dell’intero valore aggiunto sommerso – dobbiamo fare ragionamenti perfino più dolorosi. Sì, perché stiamo parlando del valore che sulla produzione distribuzione di bene, viene creato in gran parte dal lavoro umano e dovrebbe ritornare anche in termini di welfare, previdenza e assistenza. Insomma, economia sommersa vuol dire anche lavoro invisibile e quindi privo di considerazione. Se infatti è vero che buona parte del valore aggiunto nascosto continua ad essere addebitabile a comunicazioni irregolari sul fatturato, è anche vero che negli ultimi anni questa parte è diminuita non per un processo virtuoso, ma per fare spazio alla componente più grave del fenomeno, quella dell’economia totalmente illegale, in crescita di quasi mezzo punto percentuale all’anno.