di Abbatino

Non è frutto di una mentalità poiché Letta è certamente un politico non di professione,  ma il vizio della sinistra di voler tassare gli italiani deve aver contagiato anche lui. Giovane, democristiano di sinistra ormai organico al progressismo italiano, Letta ritorna sul tema tasse nel modo più sbagliato: la patrimoniale. La scusa di tassare viene sempre agitata come una clava in base alle varie crisi economiche e finanziare che attanagliano lo stivale. La tassazione ha radici antiche, nobili diremmo; garantiva la partecipazione dei ceti borghesi ai parlamenti più o meno democratici che nel corso della storia hanno fatto capolino in alcuni stati europei. “Nessuna tassa senza rappresentanza”, recitava uno slogan, ma adesso perché tornare a tassare i patrimoni, quando l’Italia sta cercando di uscire dalla crisi? I patrimoni sono frutto del lavoro e spesso un bene rifugio, non certo un furto come qualche misero comunista ancora potrebbe sostenere. Perché i colossi del web o Amazon non vengono tassati come si deve? Perché andare ancora a chiedere soldi agli italiani che da sempre pagano sempre e soltanto tasse? Il vizio di tassare a questa sinistra, a senso unico, non è passato. Così come non è passato il vizio ai leader della sinistra di agitare lo spauracchio delle tasse nel momento sbagliato, ovvero quando il paese ha invece bisogno di creare ricchezza e non di regalare allo stato. Stavolta il presidente del consiglio però ha stoppato l’ennesima pretesa e, almeno per il momento, si può stare sereni. Forse. Tutto il debito pubblico accumulato non potrà essere pagato con le patrimoniali, ma con un prodotto interno lordo che torni a livelli stile anni sessanta. E per questo con una tassazione già altissima, non c’è proprio bisogno di altre tasse.