di Stefano Sannino

In una città dalle immense porte blu, situata sul fiume Eufrate, tutta la storia dell’umanità ebbe inizio. Questo è, più o meno, l’incipit di quasi tutti i libri di su cui siamo abituati a studiare nelle nostre scuole e, sebbene questa primissima nozione di storia che tutti abbiamo imparato non sia esatta, evoca in tutti noi ricordi fortissimi. Quando pensiamo alla mezzaluna fertile, pensiamo infatti alla terra dove sorsero le nostre prime città, dove si coltivarono i primi campi e dove si creò la prima religione. La mezzaluna fertile, il territorio compreso tra i fiumi Tigri e d Eufrate, fu effettivamente la culla della civiltà come la conosciamo oggi, ma non fu certo l’unico luogo dove i nostri antenati stabilirono le loro città ed i loro culti. Eppure, qualcosa che rendeva uniche le città  tra il Tigri e l’Eufrate c’era: i templi. Quelle maestose piramidi a gradoni che abbiamo studiato a scuola con il nome di Ziqqurat erano il centro delle prime città del Mediterraneo, il punto nevralgico in cui potere temporale e spirituale, per la primissima volta nella storia, si univano. 

La grande rivoluzione sumerica, se così vogliamo chiamarla, è stata proprio il riuscire a concentrare stato e religione in un unico sovrano. Faraoni, sovrani assoluti, imperatori romani: tutti avrebbero adottato questo modello di potere nei secoli a venire. 

E allora, forse, un po’ è vero che in quella terra tra i due fiumi, la nostra civiltà ebbe inizio. 

Ma, per costruire quegli immensi palazzi-templi in cui il re doveva risiedere serviva una mitologia: ed infatti, anche la mitologia come la intendiamo oggi in senso occidentale, approdò (almeno nel bacino mediterraneo) per la prima volta proprio in Mesopotamia. Per la prima volta i nostri antenati guardarono al cielo ed oltre alle stelle, videro anche qualcosa in più: gli Dei. Per ogni cosa c’era bisogno di un Dio, per ogni evento inspiegabile c’era bisogno di una causa divina a motivarlo. Proprio così nacque la mitologia: per dare delle risposte semplici a problemi che, almeno per i nostri antenati, erano molto complessi. E allora, in quella terra fertile e prescelta, che nei libri di storia viene abbandonata dopo appena qualche nozione, in realtà ebbe modo di formarsi quasi tutto l’apparato religioso e mitologico che abbiamo oggi. Nacquero i sacerdoti, la liturgia, nacquero gli Dei, nacquero i nuclei tematici di tutti i miti che ritroveremo nell’area del bacino mediterraneo per i millenni successivi: insomma, da quella (relativamente) piccola città dalle porte blu e dagli imperi ad essa vicini, nacque tutto il nostro modo di pensare e di vedere l’universo. 

Astronomia, matematica, magia, filosofia, medicina nacquero anch’esse tra quei due fiumi del Medio-Oriente. Quelle porte blu, che non solo davano accesso alla città più famosa del mondo antico, ma che erano anche simbolo di inequivocabile potenza militare e religiosa, sono ammirate ancora oggi da milioni di turisti al mondo. Babilonia, con le sue arti, le sue scienze ed i suoi miti è talmente importante da aver dato vita, con ogni probabilità senza volerlo, al monoteismo ebraico. Essa è, non a caso, la seconda città più citata dall’Antico Testamento dopo Gerusalemme. L’antico eco del passato babilonese, relegato in un paio di pagine sui libri di storia delle nostre scuole, risuona ancora oggi più forte che mai e racconta di un tempo lontano, in cui gli uomini per la prima volta guardarono al cielo e videro gli Dei. E vedendo gli Dei, non si accontentarono di ammirarli, ma vollero raccontarli, comprenderli, onorarli. Così nacque la religione, in quella città dalle porte blu.