di Stefano Sannino

Dallalba dei tempi il dialogo è uno degli strumenti più preziosi a disposizione delluomo che desidera apprendere.
Investito da sempre di una forte connotazione gnoseologica, il dialogo è stato uno dei generi letterari preferiti di moltissimi filosofi e pensatori, sopra cui spicca, senza dubbio, Platone.
I dialoghi platonici sono passati alla storia non soltanto per i loro contenuti filosoficamente rilevanti, ma anche e sopratutto perché appartenenti ad un genere letterario -il dialogo appunto- capace di veicolare messaggi molto complicati, rendendoli accessibili invece al grande pubblico.  Etimologicamente, il termine dialogo deriva dal greco διά (attraverso) e λόγος (parola, discorso, linguaggio) e si configura dunque come quellabilità tutta umana di impiegare il linguaggio per veicolare dei messaggi tra due o più persone.
A rendere speciale il dialogo è proprio il prefisso διά che esclude la solitudine implicata nel monologo ed in altre forme comunicative, inserendo invece un elemento di collegialità, in cui tutti possono imparare da tutti.
Nel dialogo, dopotutto, tutti sono alla pari.
Ce lo insegna proprio Platone che, nonostante ritenesse il suo maestro Socrate quale uomo più sapiente di tutta la Grecia, lo dipinge, nei suoi dialoghi, intento a conversare con ogni tipo di rappresentante della popolazione ateniese. Artisti, politici, guerrieri: tutti conversavano e dialogavano con Socrate. Un maestro, insomma, capace di dialogare e di apprendere anche da coloro che, sulla carta, sono meno sapienti di lui.
Linsegnamento primario del dialogo platonico (così come di moltissimi altri dialoghi) è proprio quello di non prendersi troppo sul serio, ma anzi di imparare a trovare la ricchezza derivante dalla conversazione, anche con chi -di primo acchito- sembra meno sapiente di noi.
Il prefisso διά, con la sua implicita dimensione di collegialità, ci dimostra che non è sufficiente avere un buon λόγος per essere sapienti, ma anzi che è necessario che questo λόγος incontri laltro, il diverso, colui che non la pensa come noi, affinché possa fiorire.
Senza questo necessario incontro, senza questo sposalizio di saperi, le nostre convinzioni non rimarranno che dogmatiche credenza, incapaci di migliorare noi o la conoscenza della nostra civiltà.
Ancora oggi, a distanza di migliaia di anni dallesperimento letterario di Platone, il dialogo ricopre un ruolo fondamentale non solo per la nostra società ed il nostro modo di pensare, ma anche in campo scientifico, politico, etico e religioso, dove dialogare significa -appunto- imparare dallaltro, trovare nellaltro una diversità e far sì che i propri pensieri si uniscano a formare la conoscenza.
Da questa attitudine tutta filosofica possiamo però ancora imparare una grande lezione; e cioè che è assolutamente necessario vedere nellaltro una ricchezza, anche quando laltro sembra non averci nulla da insegnare. Il dialogo è lunico vero strumento del sapere, lunica via che abbiamo a disposizione verso la conoscenza.