Milano: una donna del quartiere Ortica è stata uccisa in modo barbaro da una ragazza ecuadoriana transessuale. La vittima è stata decapitata e la testa è stata gettata nel cortile della sua abitazione. Dietro l’omicidio, storie di delinquenza e di spaccio di droga che non mi dilungo a descrivere. Di questo caso si è già fin troppo parlato in queste ore. Mi preme però fare alcune riflessioni sui toni con cui la stampa italiana parla delle persone transessuali e transgender.

L’ansa usa un tono apparentemente neutro, ma parla dell’omicida come di un “ragazzo” transessuale, e non di una “ragazza”. Il sito del TG24 usa invece il genere giusto (dicendo “ragazza transessuale”), ma fa uno scivolone riportando il nome anagrafico e non quello di elezione. I giornalisti italiani non sembrano interessati a informarsi per scrivere articoli rispettosi delle minoranze. Evidentemente chi appartiene alla maggioranza “normale” si sente in diritto di decidere cosa gli altri debbano essere o essere percepiti. Certo, potreste pensare che un’omicida non meriti rispetto, ma anche le vittime di violenza, se transessuali, subiscono lo stesso trattamento. Ma non si tratta solo di rispettare la dignità e l’identità delle persone, almeno usando il genere giusto (quello di elezione e non quello di nascita), ma di non falsare la realtà descrivendo delle situazioni sociali in modo alterato. L’insistenza sul fatto che la colpevole sia transessuale crea un equivoco: fa credere ai lettori che l’essere transessuale porti facilmente alla violenza, alla criminalità e alla prostituzione. Del resto la nostra stampa parla di persone transessuali solo se legate a fatti criminali o alla “vita”, usando a volte il termine “viado”, parola di origine brasiliana che indica quelle persone transessuali che “battono” in strada.

In questo modo si genera un’idea pruriginosa delle persone transessuali, come se tutte fossero legate alla criminalità, al degrado, alla prostituzione, alla droga…

Un tempo anche le persone omosessuali subivano lo stesso trattamento dalla stampa. Ogni volta che un omosessuale si trovava implicato in un fatto di cronaca nera, la stampa parlava di crimini “maturati negli ambienti omosessuali” come se ci fossero sordidi ambienti dediti alla perversione e al crimine frequentati da soli omosessuali! Ovviamente davanti ai casi di omicidi passionali tra uomo e donna, nessuno ha mai parlato di crimini “maturati negli ambienti eterosessuali”. Oggi la situazione è migliorata, anche se il rispetto per le persone omosessuali non è ancora cosa da dare per scontata. Per le persone trans invece siamo ancora lontani da questo risultato. È davvero triste vedere come per ogni tematica, per ogni identità si debba ripartire daccapo, dovendo constatare che la lezione del rispetto non è mai stata imparata veramente.

E così continua, di fatto in fatto, lo stillicidio delle persone trans, sempre insultate, trattate come fossero tutte prostitute e delinquenti, spesso senza nemmeno rispettarne l’identità. Sul caso di Milano alcuni giornali (il Messaggero, per esempio) hanno riportato le parole del testimone oculare che ha assistito alla scena e chiamato le forse dell’ordine. Ecco un estratto dell’articolo del Messaggero:

Quel transessuale, […] , di 20 anni, non era mai stato visto prima (tanto che sulle prime si pensava alla lite tra due donne, ndr). Forse si appoggiava nell’appartamento per esercitare la prostituzione, forse doveva dei soldi alla donna. O magari voleva della droga, in preda all’astinenza.

Nessuno ha pensato che dichiarazioni come questa, che descrivono la persona come un uomo che “sembra” una donna, danneggia tutte le persone transessuali. Perché a quanto pare la cosa più importante in un articolo di cronaca nera non è descrivere i fatti, ma insistere su quanto la persona coinvolta sia “normale”. Discorsi come “sembra una donna” sono indegni per un giornalista serio che non dovrebbe dare adito a prurigini di vario genere, ma riportare solo i fatti. Senza poi considerare il danno che si reca alle persone trans, che, per la maggior parte, sono tutt’altro che prostitute e criminali! Conosco personalmente architetti, consulenti del lavoro, avvocati trans e anche operai, magazzinieri, infermieri… E continuare con lo scandalismo non può che far del male a queste persone.

Non mi pare sia difficile portar rispetto per le persone. L’unico problema è volerlo fare. E spero che i giornalisti si prendano la responsabilità di essere più civili e non squallidamente lubrici nel parlare di chi già vive il disagio di far parte di una minoranza discriminata e vilipesa. Da parte mia, da tempo mi sono impegnato in questa battaglia. Spero che sempre più giornalisti facciano altrettanto.

Enrico Proserpio