Ieri sera, 17 febbraio 2016, si è tenuta presso palazzo Marino, a Milano, una conferenza dal titolo “La politica e il sacro: laicità, religioni, fondamentalismi nel tempo della post-secolarizzazione”, che ha visto gli interventi di vari relatori tra i quali il celebre Gad Lerner.

Ha introdotto la serata Samuele Bernardini, rappresentante della Chiesa Valdese di Milano e membro della Consulta Milano Laica (che ha organizzato la conferenza), sottolineando la necessità di uno stato laico diviso dalle varie chiese e religioni, uno stato che non imponga a nessuno dettami e simboli di una specifica dottrina. Nel farlo, l’oratore ha parlato della storia e dell’importanza della data del 17 febbraio, giorno in cui, nel 1848, il Regno di Sardegna riconobbe pari diritti civili ai Valdesi. Poco dopo anche gli ebrei li ebbero. Quella data è l’inizio del processo di liberazione delle minoranze religiose in Italia.

Il giornalista Gad Lerner.

Il giornalista Gad Lerner.

Dopo l’introduzione, Bernardini ha passato la parola al consigliere Roberto Biscardini, il quale ha portato i saluti del consiglio comunale e ha auspicato uno sviluppo della laicità in Italia. Secondo il consigliere, le religioni hanno necessariamente un impatto sulla società e lo stato e le istituzioni (comune compreso) non posso esimersi dall’affrontare i problemi delle varie comunità religiose. L’esempio delle moschee concesse dal comune alle comunità islamiche va proprio in questa direzione, dando spazi di culto decenti e degni alle persone.

La parola è quindi passata al professor Paolo Naso, docente di Scienza politica all’Università “La Sapienza” di Roma. Naso riprende la narrazione storica, ricordando come il rapporto tra politica e sacro si sia evoluto nel tempo. Da quel 1848, e con l’unità d’Italia, la libertà religiosa va via via affermandosi e l’Italia vede il nascere di gruppi religiosi che prima non esistevano sul suolo nazionale. Nascono comunità di varie confessioni come evangelisti, pentecostali e altri. Il processo però si ferma drasticamente e, anzi, inverte la rotta con il fascismo e i patti lateranensi che impongono il cattolicesimo romano come religione di stato e tollerano solo alcune confessioni religiose non cattoliche. Nel 1935 con una circolare, il governo fascista mette al bando i pentecostali proibendone il culto con ragioni aberranti. Ecco un piccolo estratto della circolare:

Il culto professato dalle anzidette associazioni [comunità pentecostali nda] … non può ulteriormente essere ammesso nel Regno, … , essendo risultato che esso si estrinseca e si concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza.

Con l’avvento della repubblica le cose migliorano e la Costituzione nel 1948 finalmente stabilisce la libertà per tutte le religioni con l’articolo 8. Ma la totale parità tra i culti è ancora lungi dal venire. L’articolo 7, infatti, prevede un rapporto privilegiato con la chiesa romana, regolamentato dal concordato. La costituzione prevede comunque la possibilità, per altre religioni, di stabilire rapporti con lo stato in base a delle specifiche intese. Questo cambiò la situazione in modo teorico, ma i cambiamenti pratici si affermarono con fatica. Ancora nel 1955 sussisteva la legge contro le chiese pentecostali. Perché, poi, una religione diversa da quella cattolica romana ottenga un’intesa con lo stato si dovranno aspettare gli anni ’80.

Con questa impostazione si viene a creare una scala gerarchica piramidale dei rapporti tra le religioni e lo stato. Al vertice c’è la chiesa cattolica romana, quindi vengono le religioni (una decina) che hanno stretto intese con lo stato e, quindi, vengono tutte quelle chiese e religioni che non hanno rappresentanza e diritti davanti alla legge. Una situazione che in un moderno stato democratico non dovrebbe esistere, soprattutto se si guarda alla mutata situazione sociale che vede un pluralismo religioso senza precedenti. Basti dire che nel nostro paese ci sono ormai un milione seicentomila islamici, un milione duecentomila cristiani ortodossi (in crescita), settantacinquemila Sikh…

Infine il professor Naso ha posto l’accento sull’aumentata importanza delle religioni sulla scena politica rispetto a tre decenni fa. Oggi i vari soggetti religiosi sono molto più impegnati nella politica e sorgono frange di estremisti. Per questo, per evitare il sorgere di fondamentalismi e integralismi, che possono facilmente sfociare nella violenza e nell’odio, è necessario dare più libertà religiosa, che si esplicita anche nell’aiuto delle istituzioni alle comunità per permettere loro il culto in modo adeguato. Se tutti hanno luoghi di culto e spazi pubblici a disposizione si crea una condivisione, un dialogo tra le diverse parti e si dà il via a una crescita civile e democratica della società. Altrimenti, non aiutando le minoranze religiose, costringendo le comunità a riunirsi in locali non adatti, brutti, come garage o simili si crea isolamento, livore e odio. Per questo è necessario venire incontro a tutti.

Prende quindi la parola Gad Lerner che sottolinea come quest’anno sia il centocinquantesimo della nascita della comunità ebraica di Milano. Prima del XIX secolo agli ebrei era vietato risiedere nel capoluogo lombardo. Riprendendo il discorso storico di Naso, Lerner nota come le conquiste democratiche non siano mai scontate, ma sempre in pericolo, poiché la storia spesso regredisce, come dimostra bene il ventennio fascista. Per questo certi fatti attraggono l’attenzione come sintomi di un possibile regresso. A tal proposito il giornalista cita la decisione francese di togliere la cittadinanza a quei terroristi jihadisti che abbiano doppio passaporto. A parere di Lerner questo provvedimento richiamerebbe alla memoria la revoca della cittadinanza che dovettero subire al tempo del nazismo molti cittadini tedeschi “non ariani”. Secondo chi scrive il paragone è decisamente azzardato. Ben diverso è togliere il passaporto a dei criminali e toglierlo a dei comuni cittadini per motivi razziali.

La città di Milano, nel panorama odierno, rappresenta sia la capitale dei diritti e della laicità, la città che ha visto la maggior affluenza alla manifestazione in favore delle unioni civili del 23 gennaio, sia un baluardo di certo conservatorismo spesso fanatico, quello stesso che ha celebrato il “family day” con una scritta sul Pirellone.

Sui vari temi, si giocano le diverse sensibilità religiose. E tali sensibilità sono molto varie. Lo dimostrano i vari commenti, i più diversi, che i lettori del blog di Lerner hanno scritto alle sue considerazioni sul funerale di Bialetti, le cui ceneri sono state poste in un’urna a forma di moka. Per il giornalista si tratta di una forma di celebrazione superficiale, commerciale mentre per molti lettori questa sua idea sarebbe bacchettona.

Sul piano politico, Lerner fa notare come oggi non ci sia uno schieramento cattolico ben identificabile, ma un numero consistente di parlamentari cattolici sparsi nei vari partiti e spesso pronti a obbedire alle ingerenze vaticane.

Bisogna dunque portare maggiore libertà di religione e maggior pluralismo, nel rispetto di tutti e attraverso il dialogo tra le diverse sensibilità. Oggi, invece, la politica sembra più interessata a usare la religione come scusa per lo scontro e la facile polemica, spesso travisando artatamente i fatti.

Lerner ha quindi lasciato la parola all’assessore Francesco Cappelli, assessore all’istruzione e all’educazione con delega al dialogo interreligioso. L’assessore ha portato i saluti della giunta e ha posto l’accento sull’importanza della scuola e dell’educazione alla diversità e al reciproco rispetto.

La conferenza si è poi conclusa con la testimonianza di Marina Canova, esponente del Forum delle Religioni a Milano, organo che include associazioni cristiane, ebraiche, buddhiste, induiste, islamiche, e la testimonianza di Sergio Cappellini, insegnante, che ha illustrato alla platea i fatti recentemente accaduti presso la scuola di Rozzano, dove un banale divieto a tre mamme di entrare a scuola durante l’ora della mensa per insegnare canti natalizi si è trasformato in un caso nazionale di “attacco al Natale”. Molti descrissero i fatti in modo esagerato, se non palesemente falso, accusando il preside di aver proibito una festa di Natale che mai si era fatta e di aver anche fatto togliere i Crocefissi dalla scuola. Crocefissi che, almeno da che il preside era in servizio presso quella scuola, non c’erano mai stati. Il caso aveva anche visto l’intervento di Matteo Salvini, Ignazio la Russa e Mariastella Gelmini, i quali si sono presentati davanti alla scuola per consegnare un presepe cantando pateticamente “Tu scendi dalle stelle”.

Una conferenza interessante, partecipata (la sala era piena e c’erano diverse persone in piedi) che ha affrontato un tema oggi delicato e scottante, ma centrale nella nostra società. Non ci può essere democrazia senza laicità. Per questo serve un sempre maggior impegno su questo fronte.

Enrico Proserpio