di Mario Alberto Marchi

Facciamo una premessa: essere al Governo in queste settimane non è proprio una passeggiata. Se ti concentri sull’emergenza sanitaria, ti arriva addosso l’urgenza economica e viceversa.

Ecco allora l’appuntamento con il decreto settimanale, che pero’ non tiene calmi tutti allo stesso modo. Di sicuro non accontenta chi con un giorno in meno di lavoro si gioca tutto: le partite iva e i titolari di piccola impresa.
Dopo il “Cura Italia”, si è arrivati a lunedì scorso, con un decreto, annunciato, atteso, che avrebbe dovuto finalmente fornire risposte, ma soprattutto soldi.

Chi scrive- pero’ – ne aveva ricevuto il testo mentre i lavori erano ancora in corso, con l’avvertenza “manca tutta la parte delle copertura”.

Il capitolo riguardante PMI e partite iva, riportava alcuni provvedimenti teoricamente positivi:
– aumento una tantum da 600 a 800 euro su base mensile;
– rinvio scadenze fiscali;
– finanziamenti senza burocrazia e senza richiesta di garanzie-

Bene, ma la domanda subito sorta è stata: “ da quando?”

Si è arrivati a giovedì e quello finalmente uscito in Gazzetta Ufficiale, è ancora un fratellino dei decreti precedenti. Un altro decretino.
L’aumento dell’una tantum da 600 a 800 euro c’è, ma resta l’avventura dell’adesione on line e l’incertezza sui tempi di erogazione.
– Le scadenze fiscali vengono purtroppo solo rinviate. Fino a giungo. Comprensibile l’impossibilità di applicare riduzioni in tempi cosi’ stretti, ma il limite di avere aperto l’attività da un anno o di avere subito un calo di fatturato di almeno il 33%, richiede di essere davvero con l’acqua alla gola.

Il punto più dolente è quello delle garanzie per il credito. Nelle pieghe di questo provvedimento si nascondono degli inciampi: Il decreto aumenta fino al 100% la garanzia data dallo Stato per prestiti fino a 25.000 euro, ma poi sottopone la fattibilità a un parere delle autorità Europee. E il finanziamento non è gratuito, ma con un interesse che può arrivare al 2%.
Ad erogare il prestito-poi- saranno le banche, di sicuro poco propense ad elargire soldi senza prima averli visti entrare , tant’è che l’Abi (associazione bancaria) ha subito mandato in giro una circolare che invita a non fare tante storie. Invita, non obbliga.

Insomma , ancora un decretino. E la questione sullo sfondo rimane sempre quella: dove potrà attingere lo Stato? L’Eurogruppo ha raggiunto un accordo su linee di interventi e strumenti di copertura, ma è un contenitore ancora tutto da riempire, mentre i soldi servono subito. Senza, la mamma dei decretini continuerà a far figli.