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di Stefano Sannino

Leggendo i grandi classici non si può che provare un senso di smarrimento verso quei tempi in cui giganti e Dei si interessavano delle vicende umane e camminavano al nostro fianco per combattere le nostre guerre, le nostre avversità, le nostre difficoltà.
La più grande differenza tra l’uomo moderno e l’uomo antico forse è proprio questa: che la nostra condizione sia esclusivamente di solitudine e di abbandono, davanti ad un’esistenza che invece richiederebbe un sostegno quasi divino, extra-umano. L’inversione di tendenza si deve, ovviamente, al passaggio dal politeismo al monoteismo ed ancor più specificatamente all’adozione del modello teologico giudeo-cristiano, che vede Dio come auto-esiliato fuori dalla sua Creazione, forse noncurante, forse impossibilitato ad intervenire nelle sue vicende. Eppure un tempo l’uomo ammetteva senza difficoltà che lo stesso suolo calpestato dai proprio sandali fosse calpestato anche dai grandi figli di Zeus, da Febo Apollo, da glaucopide Atena e da tutti i loro fratelli, amanti, padri e madri che non solo intervenivano nelle nostre vicende, ma condividevano con noi umani lo stesso fato, un fato di sentimenti e di emozioni prorompenti ed irrefrenabili.
Al contrario di quei tempi, la modernità ci ha portato al completo isolamento; non solo rifuggiamo i nostri simili, ma perfino Dio oggi ci guarda sdegnato dall’alto dei Cieli.
La condizione umana è, in definitiva, una condizione di solitudine e di inarrivabile incomprensione, perché se anticamente gli Dei condividevano con noi le medesime emozioni, oggi Dio ed i suoi messaggeri sono completamente diversi da noi. Ed ecco allora che la creazione più bella dell’Eden rimane sola, incompresa, inconsolabilmente triste davanti alla sua condizione, mentre ricorda il tempo in cui gli incensi ed i canti venivano alzati a coloro che brandivano gli scudi al suo fianco e che sapevano essere tanto favorevoli quanto crudeli.
Il paradosso della modernità, che tutti prima o poi siamo costretti ad ammettere, è che non solo Dio si è auto-esiliato al di fuori della sua creazione, ma che anche l’uomo pur vivendo al suo interno, è stato costretto all’esilio ed all’abbandono finché, forse, non troverà la pace in un aldilà in cui non può far altro che riporre la sua fede.

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