di Stefano Bini

Nato il 16 maggio 1993 a Milano, Jacopo Giarda ha iniziato la sua carriera al Teatro alla Scala di Milano, per poi passare alla Compania Nacional de Danza di Madrid, Teatro dell’Opera di Roma e l’Opéra National de Paris. Un lungo percorso stoppato dalla pandemia; infatti, si è accentuata ancor di più quella che è la crisi dei Teatri, sia pre che post Covid, visto che la situazione era già critica da tempo. Per questo motivo, Giarda sostiene attivamente il gruppo Danza Error System, nato per sostenere e cercare di cambiare, attraverso un attivo confronto con le istituzioni ed il governo, la grave situazione italiana presente nelle fondazioni lirico-sinfoniche, che vede 14 teatri, ma solo 4 corpi di ballo più 1 (attivo solo per qualche mese all’anno).

Fidanzatassimo con una ragazza che fa il suo stesso mestiere, Jacopo Giarda ci racconta il suo percorso, il futuro della danza e dà un esempio a molti giovani.

A 27 anni, hai già fatto importanti esperienze presso la Scuola di ballo dell’Accademia del Teatro alla Scala, la Compania Nacional de Danza di Madrid, il Teatro dell’Opera di Roma e l’Opéra National de Paris. Quali sogni hai ancora da realizzare?

«Tanti, forse troppi. Dopo il diploma alla Scala a 19 anni ho iniziato subito a lavorare. La nostra è una carriera molto corta mi rendo sempre più conto che il tempo passa molto velocemente e che ogni attimo è prezioso. Per i più giovani vorrei dire però che questo tempo breve dovrebbe essere vissuto con estremo piacere oltre che con impegno. Una considerazione bella del mondo dell’arte e dello spettacolo è che fortunatamente vivendo di creatività, siamo portati a creare, dunque quello che vedo da anni è che i vari danzatori che hanno terminato la loro carriera, si sono sempre saputi reinventare e ritrovare in quella che per noi possiamo descrivere “la nostra seconda vita”. Sono un gran sognatore, però se dovessi dire così su due piedi un sogno che vorrei realizzare nella mia carriera, beh direi quello di poter creare una compagnia gestendola in tutti gli aspetti artistici e perché no, magari anche facendo qualche mia creazione coreografica»

Mi hai raccontato di qualche infortunio durante il tuo percorso. Vogliamo sfatare il mito che dopo un incidente non si recupera più?

«Sì! Negli anni di formazione accademica e durante questa prima parte della mia carriera, come a molti accade, ho avuto qualche incidente di percorso, ma ci tengo a fare un’importante premessa. Ad 8 anni ho iniziato sia Ginnastica Artistica che Danza e posso dire che la ginnastica è stata una base importante per la mia attività di ballerino. La preparazione fisica parallela al mio lavoro rappresenta un’importante punto per la prevenzione di infortuni, il mantenimento fisico ed anche il progresso delle prestazioni. Ho avuto la grande fortuna di incontrare il Maestro Pino Carbone, oramai un caro e stimato amico, inventore del metodo Body Code System. Pino mi ha aiuto a superare un infortunio che ebbi proprio in un momento cruciale del mio percorso, ovvero tra la fine della scuola e l’inizio della carriera professionale. Quando si parla di infortunio non si tratta solo di curare la zona interessata del corpo che presenta il problema, ma bensì si tratta di non perdere l’allenamento, non disequilibrare l’intera postura corporea, e cosa fondamentale si tratta di sostenere il morale e la forza mentale dell’individuo infortunato ancor più se in giovane età.

L’infortunio alla schiena è stato accompagnato anche da un forte abbattimento morale, ma una volta superato, grazie a varie situazioni, tra le quali il sostegno della mia famiglia e l’aiuto di Pino, è stata un’importante lezione di vita. Mai mollare, però sapendosi dare le giuste pause di riposo. Fortunatamente ad oggi posso dire, che in questi anni non ho avuto più grandi problematiche fisiche; ovviamente gli incidenti possono sempre capitare, ma sono fondamentali l’esperienza e l’insegnamento su come affrontarli, dunque la prevenzione e l’allenamento sia fisico che mentale»

In Italia, come siamo messi a cultura teatrale?

«In Italia abbiamo un patrimonio teatrale, artistico e culturale ineguagliabile. Abbiamo tra i più bei teatri al mondo, ma non si può peraltro negare che purtroppo, la vita culturale e teatrale italiana, non ha più lo stesso fervore di un tempo e non è paragonabile a quella di alcuni paesi esteri che hanno mantenuto le stesse tradizioni adattandole alle esigenze della società moderna.

Il teatro attualmente non è incentivato e sostenuto con gli interventi pubblici che dovrebbero sostenerlo già dalla formazione scolastica dei giovani ed anche nella cultura generale del paese. Ho sentito di recente un discorso del Presidente francese Macron, dove diceva che in questo momento storico è assolutamente prioritario non far morire la cultura e l’arte, incentivandola adeguatamente. Questo per dire che in altri paesi anche più moderni e tecnologici il teatro vive al centro dell’interesse sociale. Del resto fin dall’antica Grecia il teatro era al centro della società, era il luogo di condivisione, di crescita e di arricchimento personale; un luogo dove sognare e nutrire la propria anima. In Italia certi mezzi di informazione hanno un potere prevalente e sono propensi a veicolare contenuti di scarso peso culturale è questa una grande tristezza poiché danneggia il mondo del teatro, che già da tempo vive una forte crisi. Quello che sogno è un’Italia che sia di nuovo patria dei teatri e vetrina mondiale di un’arte che ci ha da sempre contraddistinti. Ricordo quando a scuola ci portavano a teatro a vedere Opere teatrali, liriche e Balletti, era una grandissima emozione. Tali esperienze, per un bambino, formano importanti basi culturali e donano passioni indelebili»

Come vive il mondo della danza questo momento di lockdown e crisi economico-sociale?

«Purtroppo non bene. Una concreta realtà è che il mondo della danza, sicuramente è un mondo ricco di arte, sensibilità, importanti valori culturali, ma per la maggior parte di chi ne fa parte, è un mondo povero di denaro e spesso anche di considerazione e rispetto. Per fortuna, grazie a quella famosa creatività a cui facevo riferimento nella prima domanda, siamo riusciti quasi tutti a reinventarci, ma la danza e per sua natura contatto e fisicità. Ci siamo comunque adattati tutti al famoso “smart working” con lezioni, allenamenti, dibattiti, spettacoli online e questo è sicuramente un modo positivo e stimolante per non dirsi arrivederci a chissà quando ed un modo per rimanere attivi ed in contatto anche se virtualmente. Questo potrà anche essere un’integrazione dei rapporti professionali e formativi futuri, ma la verità è che la danza è qui ed ora. La danza è stretto contatto, sia per chi la vive come interprete, sia per chi la vive come spettatore. Quest’estate ho avuto il piacere di visitare il teatro antico di Segesta in Sicilia ed io e la mia compagna ci siamo immersi in un passo a due. Anche senza pubblico è stata una grande emozione che mi ha trasportato in quella grande tradizione culturale Greca che, dovremmo recuperare, attualizzandola, anche in tempi moderni come questi. Siamo quasi tutti ancora a casa, scuole di danza e compagnie e questo periodo sicuramente ha dato una forte colpo al nostro settore, però, come dicevo anche per gli infortuni, ogni forte e dura caduta, ci insegna molto e una volta rialzati, saremo solo più forti di prima»

So che ti stai impegnando sul fronte giornalistico, e non solo, per porre l’attenzione del Governo sulle attuali problematiche del teatro. Raccontami meglio.

«Sin da sempre ho avuto una forte relazione con il giornalismo. Mi è sempre piaciuto raccontare e raccontarmi, penso sia qualcosa di veramente bello ed importante, se fatto nel modo giusto. A 14 anni ero il caporedattore de “Il Giornalino degli Spinazitt”, ex testata giornalistica ufficiale della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. L’intento del giornalino era di raccontare le vita quotidiana della scuola di ballo e del Teatro alla Scala, argomentando anche su tematiche culturali e di educazione, trasversali al mondo della danza e del teatro. Da poco ho iniziato una nuova collaborazione per la rivista TuttoDanza con una nuova rubrica di nome “DIETRO LE QUINTE”, creata da me e Marco Pesta. La rubrica è volta a trasmettere articoli di valore e sostegno al mondo della danza e del teatro. Questo è un accadimento molto importante poiché, è come far rivivere “Il Giornalino degli Spinazitt” assieme a TuttoDanza che già anni fa credette nell’idea di promozione del Giornalino. Vorrei dedicare anche qualche parola ad un giovane gruppo attivo a sostenere il mondo del teatro ed in particolare della danza, l’organizzazione “Danza Error System”. Il gruppo è nato per sostenere e cercare di cambiare, attraverso un attivo confronto con le istituzioni ed il governo, la situazione italiana presente nelle fondazioni lirico-sinfoniche, che vede 14 fondazioni lirico sinfoniche, ma solo 4 corpi di ballo più 1 (attivo solo per qualche mese all’anno). Nella rubrica “DIETRO LE QUINTE” tratteremo anche spesso argomenti in collaborazione con l’organizzazione»

Non sei un veggente, né tantomeno un economista, ma un ragazzo poco meno che trentenne ha idea di quando tutto questo finirà?

«Prima di tutto bisognerebbe modernizzare molte cose di questo paese per il suo bene e per migliorare l’efficienza di tanti meccanismi che rallentano il sistema statale. Purtroppo questa è una crisi al di là di ogni immaginazione, ma sono sicuro che arriveremo a superare questo momento e torneremo a respirare liberi. Dobbiamo cogliere da questo momento i valori e le riflessioni ci ha donato sulla vita. Non ho risposte per il futuro; posso solo dire che questo in momento di grigio esistenziale, occorre diffondere una parola di speranza, che la danza, come tutte le autentiche manifestazioni artistiche è in grado di fornire a tutti, dando modo di continuare a vivere sognando e nutrendo la nostra anima con arricchimenti artistici e culturali, non a caso Emma Goldman mi colpii così: “Una rivoluzione senza un ballo è una rivoluzione che non vale la pena di fare”»