di Giorgia Scataggia

Nel corso della trasmissione di Lunedì 10 Agosto, in diretta su Radio Critical Break, è stato intervistato il Professor Giuseppe De Donno, primario del reparto Pneumologia dell’ospedale di Mantova e celebre promotore della terapia al plasma come cura e profilassi in pazienti affetti o a rischio Covid-19.
Massimiliano Buonocore, editore de LaCritica.org, ha subito toccato un tasto dolente: ” Il comitato scientifico di supporto ha, a suo tempo, decretato che sarebbe stato sufficiente applicare il lockdown esclusivamente alle zone rosse del contagio. La scelta del Governo, invece, è stata quella di applicarlo al Paese intero, nonostante la reale e documentabile scarsità di casi al Sud. Questo ha provocato uno stato di grande crisi in località che presentavano già problemi di carattere economico. Da non esperto del settore, mi chiedo quale, fra le due posizioni, fosse corretta”.
Immediata la risposta di De Donno: “Il mio pensiero è esattamente quello del comitato tecnico scientifico. La stessa Cina ha chiuso solo Wuhan. In meridione, partecipando a diversi convegni, ho avuto la possibilità di confrontarmi con molti medici locali, i quali non sanno praticamente cosa sia il Covid-19. Sarebbe stato sufficiente guidare le regioni meridionali sulla prevenzione del contagio. Applicare il lockdown nelle zone rosse sarebbe stato più che sufficiente per fermare la pandemia in Italia. A quest’ora avremmo i lidi pieni, i ristoranti pieni, le attività commerciali e produttive non avrebbero subito le pesanti conseguenze economiche che il lockdown ha causato, provocando gravi danni a regioni che vivono di turismo”.

IL PLASMA, LA TERAPIA SNOBBATA DA UNA SCIENZA SCHIZOFRENICA.

Il Professor De Donno, nella sua battaglia, si è ritrovato spesso a doversi scontrare con la Scienza e la sua burocrazia, che da una parte ha posto limitazioni alla sua terapia, dall’altra si è comportata in maniera differente con altri trattamenti farmacologici.
Il plasma è in grado di ridurre la mortalità in pazienti sottoposti a ventilazione meccanica, evitando la rianimazione, dove sappiamo essere molto più alto il tasso di mortalità” spiega il Professore. “Ritenevo scontato, in un momento in cui venivano utilizzati i più disparati approcci al di fuori di qualsiasi protocollo, utilizzare un trattamento verso il quale ormai avevamo certezze e l’ho urlato ai quattro ventisi sfoga De Donno. “Purtroppo, il plasma è stato trattato in modo del tutto differente rispetto ad altri approcci. Da una parte è giusto, essendo un emocomponente veicolato da regole precise. Ma non è stata utilizzata la stessa cautela nei riguardi di altri trattamenti che oggi, invece, vanno somministrati secondo rigorosi protocolli”.

GLI STUDI

De Donno, assieme al suo team, sta portando avanti con successo lo studio CLEAN, volto alla negativizzazione dei pazienti con tampone persistentemente positivo.
“Confido che i risultati saranno favorevoli, come lo saranno quelli di un grande studio che sta partendo negli Stati Uniti, dove il plasma viene ampiamente utilizzato in profilassi, trattando precocemente chi è entrato in contatto con un infetto. Il plasma, in passato, è stato con successo utilizzato nella profilassi per il Tetano, quindi come prevenzione in pazienti che non presentavano ancora alcun sintomo clinico”.

CASE FARMACEUTICHE, PIÙ POTENTI DEL POPOLO

Nel mondo è nato un grandissimo interesse nei confronti del plasma dei pazienti convalescenti: “Numerosissime sono state le call con i Paesi del Sud America, Paesi che non hanno le risorse economiche per investire su farmaci costosi. Il plasma è l’ideale, perché – viene dal popolo e torna al popolo -, a costo quasi zero” continua De Donno. Se lo avessimo utilizzato per tempo, si sarebbero potute salvare migliaia di vite e, probabilmente, oggi avremmo a disposizione banche del plasma in grado di arginare una possibile, ma ovviamente non scontata, seconda ondata” .