Scrive oggi su “Libero” l’ex presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, che se lo Stato fosse un’azienda avrebbe già portato i libri in tribunale e che gli amministratori rischierebbero un’azione di responsabilità. Un’iperbole per dire che tutto quello che ci stiamo attualmente concedendo – dai prepensionamenti al Reddito di cittadinanza ai vari bonus che hanno costellato le ultime due manovre economiche – in realtà non potremmo permettercelo. Due numeri, fulmineamente, per capire perché: dei 32 miliardi di euro della legge di bilancio appena approvata dal Parlamento, 23 sono in deficit. Cioè ulteriore debito che caricheremo sulle spalle nostre e dei nostri figli per gli anni avvenire. Certo, indebitarsi oggi costa meno – i tassi d’interesse sono ai minimi – anche perché beneficiamo della copertura della Banca centrale europea e anche del prestigio dell’attuale premier, che gli investitori considerano una garanzia per la tenuta dei conti pubblici e degli impegni futuri (leggi: attuazione del Pnrr) dell’Italia.

 

ROMANZO QUIRINALE HORROR?

Il 2022 si apre però con una grande incognita, quel Romanzo Quirinale di cui Mario Draghi potrebbe essere il protagonista, e che però i mercati potrebbero giudicare tutt’altro che un capolavoro. Si capisce dall’andamento dello spread, tornato nell’ultimo mese a oscillare tra i 130 e i 140 punti base, dopo un’annata trascorsa per buona parte sotto o intorno a una psicologica quota 100, sui minimi cioè dell’ultimo decennio. E’ il cosiddetto “effetto Draghi”, che il consuntivo di Piazza Affari ci fa sapere essersi sentito anche sui listini azionari. L’indice di riferimento Ftse Mib, quello che raggruppa i titoli delle 40 aziende quotate maggiormente capitalizzate, ha infatti chiuso il 2021 con un guadagno lusinghiero del 23%, battendo perfino il ricchissimo paniere tecnologico Nasdaq e facendo peggio, in Europa, solo di Parigi (+29,21%) e Amsterdam (+28%). E’ stata anche una ottima stagione di collocamenti azionari, per una piazza – quella milanese – nel frattempo passata di mano, dal London Stock Exchange al consorzio europeo Euronext, di cui è capofila la Borsa francese. Sono state 49 le Ipo (offerte pubbliche iniziali) a Milano nel corso dell’anno: soltanto 5 sul listino principale però, e ben 44 sull’ex Aim, oggi Euronext Growth Milan. Segno, comunque, di una tonicità del mercato, che non soltanto è stato munifico quest’anno, ma che risulta attrattivo anche sul medio e lungo termine. E il 2022 promette, in questo senso, di partire in quarta: lunedì 3 gennaio debutterà infatti il titolo Iveco, frutto dello spin-off da Cnh Industrial (ex galassia Fiat-Fca ora Stellantis), ideale prosecuzione della strategia di valorizzazione dei marchi avviata da Sergio Marchionne.

 

UNA POLTRONA PER DUE

Insomma, l’anno economico si chiude con il fallimento tecnico dello Stato (aggrappato all’autorevolezza del suo legale rappresentante) e per contraltare con il successo del mercato, capace di attraversare indenne la peggiore delle prove. E’, se vogliamo, la lezione del grande classico natalizio “Una poltrona per due”: il merito, il coraggio e il rischio calcolato sono sempre meglio di una rendita, difesa con cinismo e sotterfugi. Un promemoria utile anche per chi dovrà affrontare la battaglia per una poltrona (quella del Colle) che rischia di avere più impatto sulle nostre vite, e sui nostri portafogli, di quel che potremmo immaginare.