di Alan Patarga

A Mario Draghi il Superbonus al 110% per le ristrutturazioni edilizie con efficientamento energetico non è mai piaciuto. Non ne ha mai fatto particolarmente mistero, restringendo più volte il campo di applicazione della misura che era stata fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle – e sostenuta dal governo giallorosso con il duplice obiettivo di risollevare il settore delle costruzioni e rigenerare in senso “verde” il patrimonio abitativo italiano. E così, con il passare dei mesi, l’esecutivo guidato dall’ex presidente della Bce ha prima limitato nel tempo l’accesso all’agevolazione per le cosiddette “villette”, in realtà più spesso abitazioni monofamiliari di modesto pregio, poi ha ristretto la possibilità di cedere il credito fiscale a intermediari, limitando il numero dei passaggi e lasciando in campo fondamentalmente i soli istituti bancari.

VOLANO PER L’INFLAZIONE?

Nel discorso al Parlamento europeo, il premier ha neppure troppo velatamente accusato il Superbonus di essere uno dei motori dell’inflazione (sebbene il principale sia, con tutta evidenza, il rincaro dell’energia): “Il costo di efficientamento – ha spiegato all’emiciclo di Strasburgo – è più che triplicato, i prezzi degli investimenti sono più che tripli, perché (la misura, ndr) toglie la trattativa sul prezzo”. Accusa certamente vera, perché in effetti per un provvedimento che promette di poter ristrutturare casa senza mettere un soldo di tasca propria la possibilità che nessuno abbia troppa voglia di tirare sul prezzo dei lavori c’è. Ma anziché innescare un tira e molla che va avanti da quasi un anno sulle regole e i criteri di applicazione del bonus edilizio (e relative cessioni fiscali), sarebbe bastato modificarne il quoziente: scendere, magari, dall’antieconomico 110 a un 90% che avrebbe mantenuto l’effetto volano sui lavori, richiamando però tutti alla responsabilità al momento di determinarne i costi.

LA STALLA E BUOI

Il governo Draghi ha scelto invece un’altra strada. Ed è l’accusa che ora costruttori, proprietari immobiliari e ordini professionali muovono all’unisono: aver generato incertezza. Un sentimento che domina gli operatori del settore e chi vorrebbe ristrutturare casa anche in queste settimane. Perché nelle stesse ore in cui Draghi condannava il Superbonus davanti agli eurodeputati, il Consiglio dei ministri era intento a limare il Decreto Aiuti anche per allargare le maglie sul Superbonus, dopo le “strette” dei mesi scorsi. E così si è concretizzata una proroga dell’ultima ora per le abitazioni unifamiliari, per le quali sarà possibile usufruire dell’incentivo a patto di aver completato il 30% dei lavori entro il 30 settembre (anziché entro il 30 giugno,
come previsto fino a pochi giorni fa). Ma anche sul fronte delle cessioni, dopo il giro di vite d’inverno che aveva messo fuori le finanziarie e portato molte banche a chiudere i rubinetti, si è tornati alla possibilità di cessioni multiple e alla possibilità di coinvolgere anche “operatori qualificati” e non più soltanto istituti di credito. Un ennesimo dietrofront che però non placa il malcontento. Perché tanti cambi in corsa hanno di fatto congelato un comparto che era ripartito col botto non più tardi di un anno fa, e le settimane e i mesi perduti da molti difficilmente verranno recuperati con l’estate di mezzo. La sensazione è che insomma l’esecutivo abbia sì chiuso la stalla. Ma che i buoi siano scappati ormai da un pezzo.