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mercoledì, 1 Febbraio, 2023

Il pericolo delle maras sudamericane

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Tutti abbiamo sentito parlare dell’aggressione subita da un controllore a Milano nei giorni scorsi. Dei ragazzi sudamericani, sprovvisti di biglietto, hanno reagito ai controlli colpendo il controllore con un machete e ferendolo gravemente. Il fatto denuncia il crescere della violenza e la presenza, ora anche nel capoluogo lombardo, delle famigerate bande di sudamericani che da anni creano problemi negli USA e in alcuni paesi europei.

Membri della mara Salvatrucha.
Membri della mara Salvatrucha.

Figlie della modernità, dell’esclusione e del razzismo, le bande (maras) nascono nei quartieri poveri delle metropoli e si diffondono poi ovunque. Si tratta di un fenomeno che va al di là della semplice criminalità organizzata. Questi gruppi sono una forma di neo-tribalismo che dà una nuova identità forte a chi, vivendo la miseria delle periferie senza speranza, non ha più nulla da perdere. Aderendo a una mara si acquisisce potere e “rispetto”. Ma le maras pretendono in cambio una totale devozione e fedeltà e prove spesso molto dure.

Per entrare in una mara si deve infatti superare una sorta di iniziazione, solitamente violenta. Si va dalle più “tenere” dove il candidato deve dimostrare di saper sopportare una serie di pugni, calci e altre violenze dai membri della banda, a quelle più estreme dove al nuovo membro viene chiesto di stuprare una ragazza o di compiere un omicidio. Una volta entrati, poi, non si può uscire, se non con la morte.

La vita di un membro delle maras si svolge tra traffici illeciti come spaccio di droga, contrabbando di armi, prostituzione…

In Italia, per ora, si è ancora a un livello larvale, ma il problema sembra essere sottovalutato dalla politica, quasi come non esistesse. Già nel 2013 con un’operazione di polizia erano stati arrestati diversi membri della mara Salvatrucha, i cui membri sono conosciuti come “gli Ms13”, banda che controllava la delinquenza della zona nord di Milano. Nei video raccolti dalla polizia si vede anche un’iniziazione: un ragazzo viene buttato a terra e preso a calci per una ventina di secondi. Le ragazze, invece, per entrare devono sottostare a uno stupro di gruppo. L’intervento delle forze dell’ordine ha decimato la banda, ma non si tratta che di una vittoria parziale, una piccola battaglia vinta all’interno di una guerra ben più ampia. La mara Salvatrucha è, infatti, una delle più grandi e feroci, diffusa in diversi paesi.

La politica sembra non avere occhi per questo grave fenomeno. Eppure un Salvini qualunque potrebbe avere parecchio da dire su una banda di stranieri che delinque. O forse no?

Forse prima di mettersi contro persone davvero cattive e determinate anche i coraggiosissimi leghisti ci pensano un paio di volte. Anche con la diffusione della ‘ndrangheta calabrese nel nord Italia, e in Lombardia in particolare, la Lega fece finta di nulla. Mentre le ‘ndrine si impadronivano del territorio, la Lega (insieme, va detto, a tutti gli altri partiti) continuava a sostene che al nord la criminalità organizzata non esisteva. Ora la cosa si ripete con le maras. Meglio prendersela con i nomadi e con i profughi, gente povera, debole, che non può reagire. Ma affrontare i problemi veri… troppo faticoso e troppo pericoloso. E intanto la delinquenza prospera.

Il problema è che, se si attende, il dominio delle bande aumenta e porre rimedio alla cosa diviene sempre più difficile. Bisogna quindi intervenire subito, fermando le bande.

Ma non basterà intervenire con la forza arrestando i membri delle maras. Per ogni arrestato, un altro sarà iniziato. Per ogni banda sgominata, un’altra occuperà il territorio. Bisogna quindi intervenire nella società, eliminando quelle sacche di degrado, miseria culturale e materiale, delinquenza che sono il substrato ideale per il fiorire delle bande organizzate. In una società sana, che si cura delle persone, della loro sopravvivenza e della loro dignità, nessuno cerca di entrare in una banda per avere un po’ di rispetto e di benessere. Bisogna garantire a tutti (italiani e non) i diritti minimi e diffondere una cultura della non-violenza, ovvero fare più o meno l’opposto di quanto la nostra politica sta facendo ora. Se non si farà questo, ci saranno sempre più controllori aggrediti, ragazze stuprate, spacciatori in giro, omicidi…

Vogliamo davvero un mondo così?

Enrico Proserpio

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