di Gabriele Rizza

Il rettore dell’Università di Siena ha deciso di sospendere per tre mesi senza stipendio Giovanni Gozzini, il professore di storia contemporanea che recentemente si è reso protagonista per i pesanti insulti al leader dell’opposizione e di Fdi, Giorgia Meloni. “Pescivendola”, “vacca, scrofa”, questi alcuni epiteti che secondo Gozzini dovevano descrivere con lungimiranza intellettuale lo stare in politica della Meloni, come se nei confronti di una donna di destra queste parole dovessero essere universalmente accettate, quasi ci fosse un destino che separa per natura la destra e la sinistra: non visioni politiche differenti, ma approcci umani opposti, alla sinistra l’umanità, la giustizia e la testa, alla destra l’odio, la malvagità e la pancia. Uno ying e uno yang delle categorie politiche, un cosmo che oscilla tra il bene e il male all’interno di ogni uomo, così la sinistra fa luce, la destra la spegne, e se c’è buio è un incidente della storia a cui poi la luce sinistra porrà rimedio. Allora ogni attacco dei “giusti” diventa lecito, sessista o classista che sia, perché i cattivi come Giorgia Meloni resteranno sempre cattivi.

La leader di Fratelli d’Italia non è una nuova a questi attacchi, basti ricordare l’uscita di Andrea Scanzi, che anche lui la definì una “pesciarola”. Nel caso dell’attacco di Gozzini, Giorgia Meloni ha avuto la vicinanza di tutto il mondo politico, a partire dalla telefonata del Presidente Sergio Mattarella, fino ad arrivare al post di Laura Boldrini, da sempre paladina delle donne, dei deboli e delle diversità. Ed è proprio nel sostegno della Boldrini che si avverte la cultura ormai insita nella sinistra liberal dominante, sempre quella della luce contro l’oscurità: nel suo post, l’ex Presidente della Camera sottolinea la “misoginia” ma non fa alcun accenno alle altre categorie pesantemente offese da Gozzini, i pescivendoli. Lavoratori come tutti, che con nobiltà d’animo si spaccano la schiena dalle prime ore del mattino per portare il pane a casa e permettere ai propri figli di studiare e vivere con meno pensieri possibili la loro età.

La sinistra liberal crede il classismo superato, perché ritiene ormai emancipate le classi lavoratrici più deboli, perciò la battaglia di quella che fu la sinistra del lavoro si sposta dai diritti sociali ai diritti civili. I lavoratori diventano così noiosi, anzi, vittime da liberare e complici elettorali di quei cattivi come Giorgia Meloni che agiscono nel buio e colpiscono alla pancia. La luce della sinistra sta invece nel salotto, e la luce dell’attico prima o poi illuminerà le strade di periferia, come un processo di liberazione, ma non di partecipazione. Almeno finchè non voteranno nel modo giusto.