di Abbatino

Ancora si parla di vaccini mancanti, addirittura si tirerà a sorte nelle residenze sanitarie assistite perché non sono arrivati. Questa la novità del 2021, ma vi è più nello stesso periodo dell’anno; si ripete la prassi, o meglio la tradizione nell’Italia snaturata e consumistica: la corsa ai saldi subito dopo le vacanze natalizie. Che affari ci saranno? Quest’anno chi potrà spendere? E che commercio sarà? Da quanto si apprende, già sui giorni dell’inizio saldi si vedono cose mai viste. Si inizia dal 2 gennaio in alcune regioni del nord, fino ad arrivare al 30 gennaio; udite udite, 30 gennaio, la Toscana ad esempio. Non si è mai vista una data così lontana, però col COVID iniziamo a vedere di tutto. Addirittura sembra incomprensibile se comparato con i famosi colori delle regioni, ancora da scoprire dopo il sei gennaio. Mica terranno nascosto qualcosa ai piani alti? Perché nel disastro per il commercio e per i ristoratori ormai generalizzato, si aggiungerebbe un altro disastro, quello settoriale tra regione e regione con il commercio ancora penalizzato e i consumi già ridotti al lumicino. Secondo le stime della Federazione Moda Italia-Confcommercio, su 115mila punti vendita del fashion almeno 20mila rischiano di abbassare le serrande. I fatturati delle imprese subiranno una flessione importante, con un calo di oltre 20 miliardi di euro di consumi. I soldi da spendere non ci saranno, proprio perché coloro che avevano fatto un “buon” Natale economico negli anni passati stavolta non l’hanno fatto “buono” per niente. Sarà dura ripartire, sarà durissima per i consumi in un paese che vive anche di un turismo commerciale che sarà assolutamente assente. Si studia sul pc, si lavora col cellulare, perché non acquistare su internet quel poco che gli italiani avranno da spendere nel periodo di saldi? Magari dal comodo divano. Se poi si rimanda a fine gennaio l’apertura dei saldi, salutiamo definitivamente tante partite iva che già resistevano a stento.