di Stefano Sannino

Uno dei segni grafici più pregni di significato da sempre utilizzati dall’uomo è certamente il cerchio. Infinito, ma delimitato esprime alla perfezione un paradosso simbolico tipico di numerose religioni, che lo hanno dunque adottato od incorporato nelle loro pratiche estatiche, ascetiche o teurgiche.

Il cerchio è un segno grafico che necessariamente esprime una condizione paradossale: esso infatti è delimitato dalla circonferenza, ma è anche infinito poiché senza inizio né fine. Non vi sono infatti due punti A e B collegati da un segno grafico come nel caso del segmento, di una semiretta o di una retta. Non vi è un punto in cui è possibile andare a far coincidere l’inizio della circonferenza, poiché l’inizio coincide con la fine. Ma all’interno di questa indefinizione di spazi, abbiamo invece uno spazio ben delimitato, definito per l’appunto da questo stesso segno grafico di cui poc’anzi.

Ecco allora il primo paradosso di questo simbolo: esso è delimitato, eppure non lo è poiché non ha inizio né fine.
Supponiamo ora però di prendere come riferimento il segno grafico in sé. Il cerchio viene disegnato a partire da un punto A e viene terminato esattamente nello stesso punto A in cui il tratto grafico è cominciato. Ecco allora che abbiamo in evidenza il secondo paradosso di questo simbolo straordinario, che è la coincidenza di inizio e di fine. Se infatti da un punto di vista teoretico il cerchio è illimitato, da un punto di vista pratico non lo è affatto poiché bisognerà pur cominciare a disegnarlo da qualche punto A!

Ma ecco che l’inizio grafico non è altro che la fine grafica, in una sovrapposizione non solo spaziale, ma quasi anche temporale. Non a caso, tra gli antichi il Tempo inteso come Storia, non veniva letto come una semplice retta o semi-retta come facciamo noi oggi, ma veniva piuttosto inteso come un vero e proprio cerchio, una figura cioè caratterizzata da una determinatezza nella sua infinità, in cui ogni avvenimento è equidistante dal centro ed in cui, alla fine, ci si ritrova sempre a vivere “un eterno ritorno dell’uguale” (per dirla con Nietzsche).

Proprio per queste sue caratteristiche simboliche, il cerchio è stato usato come simbolo di perfezione divina, come rappresentazione per la storia, come strumento magico per influenzare il cosmo. Insomma, il cerchio è la perfetta esemplificazione di come, nella storia dei tratti grafici usati dall’uomo, tutto abbia un significato: perfino il più “banale” dei significanti.