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di Stefano Bini

Oltre ad essere la mia città di origine, non ci torno da quattro mesi e mezzo, tra lockdown, pioggia, neve, lavoro, ecc.

Abito a Milano Due, in un quartiere privilegiato in mezzo al verde, dove quando scendi trovi cani a passeggio con il padrone, leprotti, nutrie, cigni, anatre, merli, scoiattoli e addirittura pappagalli colorati, ma Grosseto è sempre Grosseto. Mi appartiene perché ci ho abitato per 18 anni, prima di trasferirmi prima a Siena e poi a Milano, ha vicino il mare, la collina e la montagna, si mangia bene e ho ancora gli amici di una vita, oltre che i parenti più stretti.

Grosseto, per me, vuol dire Natale, mare estivo e paesaggi; per il lavoro che ho intrapreso, non tornerei mai ad abitarci, dopo pochi giorni mi manca la metropoli e ormai non la considero più il mio orizzonte, anche se ci tornerò per sempre almeno due volte all’anno, per tanti motivi.

Scenderò domani con Stringa, per poi tornare a Milano qualche giorno, e ritornare in Maremma fino alla prima settimana di gennaio; quast’anno, mi hanno colpito le luminarie del centro storico, con parole di una canzone tipiche del mio territorio. Finalmente delle “luci” che esplorano la tradizione, fanno sentire il Natale in maniera profonda (nonostante tutto) e trasmettono finalmente una profonda territorialità. In sintesi, quello che ci voleva in questo momento in una piccola città come Grosseto, martoriata dal Covid.

C’è chi ha criticato anche questo, ma le parole lasciamole agli imbecilli. Viva Grosseto!

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