di Susanna Russo

L’indagine svolta dal Sole24Ore parla chiaro: in 75 anni di storia della Repubblica, su 4864 presidenti, ministri, sottosegretari, che hanno giurato al Colle, appena 319 sono state le donne, il 6,56% del totale.

La situazione per le donne politiche è iniziata a migliorare dal 1993 col Governo Ciampi. Da qui in poi, a parte poche eccezioni, la quota femminile è sempre stata superiore al 10%.

In ogni caso, i ministeri “più consistenti”, sono sempre rimasti in mano maschile, e mai una donna è stata a capo del dicastero economico.

Ecco perché ha fatto gran notizia il fatto che ancora una volta, con l’appena inaugurato governo Draghi, le donne siano state messe da parte, e si siano aggiudicate solo 8 ministeri su 23. È sembrata dunque buona cosa al nuovo Presidente, dopo le tante polemiche, e i suggerimenti del leader del Pd Zingaretti, correre ai ripari. Ecco che tra i nomi dei sottosegretari compaiono 19 nomi femminili, appena uno in meno rispetto a quelli maschili.

Ora la domanda è lecita: il criterio della scelta è stato quello meritocratico, o uno rapido e goffo tentativo di coprire la poca attenzione ed accortezza impiegate nella scelta dei ministri?

La realtà dei fatti è che poco importa che siano donne o uomini, ma che tra questi individui ci sia chi deve occuparsi di Beni e Attività Culturali e dichiara di non leggere libri da anni (Lucia Borgonzoni), o chi fatica a formalizzare i propri pensieri in un discorso di senso compiuto, come dimostrano alcuni video che hanno come protagonista Giancarlo Cancelleri (Sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti).

Comunque, per quanto rare, di donne in politica ce ne sono, una su tutte Giorgia Meloni, che nel 2019 è stata annoverata dal giornale Il Tempo come “l’uomo dell’anno”, forse perché se fosse stata definita “donna dell’anno”, tempra e carisma non sarebbero rientrati nel titolo concessole.

Il problema è che ancora oggi ci si concentra troppo sul genere e poco sul modo in cui i politici esercitano il loro ruolo. Poco importa che siano uomini o donne, la priorità ora è che siano politici competenti, che riescano a dimostrare che una crisi di governo in piena pandemia sia valsa la pena. O in alternativa basterebbe che non citassero Topolino credendo di citare Dante Alighieri (Rossano Sasso, Sottosegretario all’Istruzione).

In conclusione, le donne devono rivestire incarichi politici non in quanto donne, ma esclusivamente perché abili come i colleghi dell’altro sesso.