di Stefano Bini

Ho conosciuto Giuseppe Samir Eid a Milano2, in parrocchia; uomo di enorme cultura, gentile e sempre curioso verso le novità, poco tempo fa mi ha chiamato per informarmi su un interessante sito internet, dove espone le sue testi sul dialogo tra cristiani e musulmani. Ci sono riflessioni in riferimento al rapporto tra popolazioni di fede e culture diverse, in special modo quelle provenienti dal mondo arabo musulmano con particolare attenzione ai flussi migratori in Italia. Gli argomenti trattano solo incidentalmente di religione spianano principalmente la strada dell’amicizia tra i popoli rivieraschi del mare Nostrum. Il sito di riferimento è www.dialogoislamocristiano.com.

 Perché l’esigenza di creare un sito per promuovere l’amicizia tra i popoli di religioni e culture diverse?

«L’Italia e l’Europa si stanno trasformando, a causa del fenomeno migratorio, in contesti multiculturali, dove persone di lingua, religione e cultura diverse vivono fianco a fianco. L’islam è una realtà sempre più presente nelle nostre città, anche se per molti versi sconosciuta, apparendo come una fonte di fanatismo. Lo sviluppo demografico non è stato accompagnato, nel Sud del Mediterraneo, da altrettanti miglioramenti economici e diritti umani. In più, la popolazione europea, più ricca, ma anche più vecchia, ha offerto spazi all’invasione pacifica di persone provenienti da paesi lontani geograficamente e culturalmente; il flusso da Sud a Nord sembra destinato a crescere ancora.»

 

 La costruzione del sito è avvenuta dopo la scrittura di un libro che ha suscitato molta curiosità…

«Il sito in tre lingue è uno strumento per far conoscere, raggiungere la consapevolezza di una nuova realtà è consultabile con il cellulare il mezzo oggi più utilizzato da i giovani rispetto al libro stampato, comunque disponibile. L’Italia non è mai stato un paese di immigrazione sino agli anni ’80, in quanto le mete preferite dei migranti nord africani erano verso i paesi francofoni e anglofoni. La popolazione italiana era assai uniforme nel suo insieme includendo pochi elementi stranieri, di lingua, razza e religione diversi. La forte crescita demografica in Africa ha spinto la popolazione più giovane anche verso l’Italia: all’inizio dell’anno 2000 il numero degli immigrati in Italia superava di poco un milione, oggi cinque milioni circa, con un terzo musulmani. Già dagli anni ’80 il Cardinal Martini con lungimiranza intitolava la sua lettera per il Natale 1990 “Noi e L’islam”, preparando i cittadini ad accogliere e convivere con popolazioni di cultura e religioni differenti. L’islam era sconosciuto ai più, la Lettera invitava i cittadini italiani ad accogliere, conoscere i nuovi arrivati, aiutarli ad integrarsi nel nuovo contesto sociale Ambrosiano; l’esempio fu seguito in tutta Italia con attività simili.»

 

Ti concentri particolarmente sul mondo arabo. Perché?

«Lo spessore della civiltà che accompagna la tradizione religiosa musulmana è di tale ampiezza che raggiunge una grande visibilità, pur nella condizione di minoranza nella terra ospitante. Abbiamo l’esempio della Francia che sta affrontando, ben prima dell’Italia, i problemi provocati dall’ immigrazione islamica. Mi sono concentrato sul mondo arabo perché la recente immigrazione in Italia proviene da paesi dove vige la legge islamica che non concepisce la separazione tra religione e stato, predomina sul concetto di cittadinanza; la libertà di scelta religiosa è consentita in senso unilaterale discriminante verso cristiani e non musulmani. Inevitabilmente l’immigrazione finirebbe per provocare seri problema di convivenza in Italia almeno che, intorno allo spirito infuso Cardinale Martini, non cominciamo a conoscersi. Il fattore religioso non può essere trascurato nell’affrontare i problemi del dialogo e del convivere insieme.»

 

Il sito è in italiano, inglese e francese. Vorresti dare un respiro internazionale a questo progetto?

«Certamente sì, il dialogo per un mondo migliore. La mobilità delle persone è un diritto che ormai è primario in ogni angolo del pianeta e comporta la necessaria creazione di relazioni interculturali, sicuramente uno dei temi più caldi del momento. Bisogna conoscersi: la conoscenza parte dal rispetto dell’altro, dal superare i pregiudizi e riscoprire la propria identità, per comprendere, mai per prevaricare, testimoniare la propria presenza e conoscenza attraverso i continenti. Questo è il punto cruciale affinché si possa dare un piccolo contributo alla comprensione dei popoli per raggiungere una vera e duratura pace nel Medio Oriente e altrove. Conoscersi, convivere, costruire la pace.»

 

 Chi può trarne maggior beneficio dalle informazioni contenute nel sito?

«A partire dalle informazioni contenute nel sito, è uno strumento utile in mano agli educatori, scuole, centri sociali, biblioteche sono ambiti propizi per preparare le nuove leve che congiungano le culture delle due rive del Mediterraneo. È altrettanto utile a coloro che si apprestano a visitare il Vicino Oriente per turismo e pellegrinaggi. Citando Monsignore Gianfranco Ravasi, “uno prezioso strumento di conoscenza e di azione per tutti coloro che vogliono ritrovare le sorgenti comuni, pur nella diversità dei percorsi dei ‘fiumi’ storici.»

 

Ci sarà mai una pace tra islam e cristianesimo? Oppure c’è già e non ce ne accorgiamo?

«La conoscenza dell’altro, delle diversità culturali e religiose sono ingredienti primari per creare la pace nei cuori degli uomini ovunque, premessa per una serena convivenza e convinta cittadinanza sul territorio. L’incontro avvenuto a Abu Dhabi nel febbraio 2019 tra il Grande imam di Al Azhar e Papa Francesco con la firma del documento “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” è una pietra miliare per un cambio di direzione, con uno sforzo comune tra le parti religiose e quelli politiche.  Per la realizzazione di questo obiettivo, a mio parere, è indispensabile il coinvolgimento dei governi della comunità Europea e di quelli facente parte del OCI organizzazione della conferenza islamica, che raggruppa i 57 stati che hanno la legge islamica come fonte principale delle leggi dello stato, differenzia i cittadini in base al loro credo religioso.  indispensabile lavorare sull’educazione, sui media, sui libri di testo nelle scuole e perfino invitare a questa linea educativa di giustizia e di pace, gli imam che hanno in mano il formidabile strumento delle prediche nelle moschee, dove sarebbe opportuno proclamare anche i versetti del Corano che sottolineano la volontà di Dio verso la pluralità religiosa e l’impegno nel gareggiare nel bene nella Misericordia di Dio. L’augurio è che il cambio di atteggiamento avvenga sino alle più profonde periferie a cominciare da ambedue le parti del mare Mediterraneo, Italia compresa, con un’azione congiunta tra autorità religiose e politiche.»