di Daniela Buonocore

Una vera e propria baby gang in rosa quella che, a partire dal 27 giugno, ha iniziato a deridere, umiliare e picchiare le coetanee senesi. A dare l’allarme, dando inizio alle indagini è stata una quattordicenne che nell’aprile e nell’ottobre del 2021 è stata picchiata violentemente. Le baby-criminali in questione offendevano, deridevano e umiliavano le compagne di scuola filmando tutto e postando poi i video sui social per accrescere la loro fama nei tra chi le seguiva con ammirazione. Ma le violenze non si fermavano a quelle verbali, infatti, dopo averle massacrate online, passavano alla violenza fisica per poi condividere le scene in rete per intimidire i deboli e ottenere nuovi seguaci disposti ad entrare nella gang.
Alla guida della banda c’era una quindicenne di Siena che aveva trasformato ogni zona della città in un ring, commettendo oltre una decina di aggressioni, tutte con la stessa modalità.
Il loro scopo principale era quello di annientare completamente la vittima umiliandola. Solo grazie alla denuncia della quattordicenne si è arrivati a scoprire questa cerchia di pink-bulle che, su delega della Procura, presso il Tribunale per i minorenni di Firenze hanno ricevuto la visita degli agenti della squadra mobile di Siena, che hanno perquisito loro e le loro abitazioni.
Grazie anche ad alcune testimonianze e ai successivi approfondimenti è stato possibile dimostrare come le “bullette” obbligavano le malcapitate a presentarsi con forza ad un appuntamento dove poi subivano ogni tipo di violenza psicologica e fisica. La banda cercava, inoltre, di aggiungere nuovi elementi e chi, pentito, voleva uscire dalla violenta scia dei seguaci della gang, da carnefice diventava perseguitato. Pietro Milone, Questore del dipartimento di Siena, sostiene che la spettacolarizzazione della violenza tra i giovani è un fenomeno sempre più diffuso.
Alcune di queste ragazze sono indagate per atti criminali commessi sia online che fisicamente e verranno interrogate nei prossimi giorni dalla Procura di Siena. Tra le accuse, inoltre, c’è anche la persecuzione per odio razziale nei confronti di una coetanea di origini straniere presa particolarmente di mira.
Ecco allora come, ancora oggi, si assista ad atti di violenza gratuita;  intimidazione, terrore, minacce fisiche e verbali descrivono uno scenario in cui ciò che fa più paura è che i protagonisti siano la generazione futura.
Una generazione nella quale devi scegliere se essere vittima o carnefice, ma in ambedue i casi resti comunque prigioniero di te stesso e della tua scelta.