di Martina Grandori

 

Oggi è il World Water Day, oggi si parla con un accento ancora più forte e consapevole di acqua e della depressione del sistema idrico che tocca il 40%. Una notizia che fa riflettere, una notizia che dovrebbe essere un invito al non sprecare. Purtroppo le scuole oggi sono chiuse, il dibattito sull’oro blu del pianeta è veicolato ad una lezione a distanza, un vero peccato perché di crisi idrica bisogna parlarne soprattutto fra i ragazzi. 

Dal 1993, ogni anno, il 22 marzo, UN-Water, l’organismo di coordinamento tra agenzie delle Nazioni Unite per tutte le questioni relative all’acqua, dedica una giornata di riflessione a questa tematica internazionale. Nonostante le molte campagne di sensibilizzazione a riguardo, oggi ancora 2,2 miliardi di persone continuano a non poter usufruire ad acqua potabile e purificata, 4,2 miliardi di esseri umani vivono invece senza un bagno con acqua sicura, in pratica si ammalano lavandosi. Evidente quindi che la crisi idrica globale non accenna a diminuire. 

Tema del 2021 voluto dall’agenzia Onu è Valuing Water, ovvero il valore che ha l’acqua e che trasmette a ciascun cittadino, nel mondo civilizzato spesso si dimentica il valore dell’acqua potabile, dell’acqua che scorre dai lavandini delle case, dell’acqua per le lavatrici, per le lavastoviglie e in generale il valore dell’acqua come veicolo di felicità, basta pensare al piacere di una doccia o di sentirsi puliti ogni giorno. Pensando all’acqua è implicito pensare alla vita, all’evolversi di una società, alla cultura che da essa ne deriva, purtroppo l’oro blu non è infinito e se finisce, termina anche la vita. Altro nodo della questione idrica, le speculazioni finanziarie che sono in atto: l’Onu ha lanciato l’allarme dopo che CMA group, una società tecnologica globale al servizio dei mercati dei capitali, ha avviato il World Water Index, un ETF settoriale che segue il megatrend investendo appunto sulle risorse idriche, che nel tempo aumentano di valore vista di una prevedibile e crescente scarsità.

Restando in Italia, ciò che emerge è un profilo decisamente poco green. Gli italiani non danno il giusto valore all’acqua, solo 1 su 4 ha dichiarato di aver fatto attenzione ai consumi di H2O in ambito domestico durante questo anno di pandemia. Siamo agli ultimi posti in Europa per gli investimenti nel settore idrico, circa il 60% della rete idrica nazionale ha più di 30 anni e il 25% ha più di 50 anni. Il 47,6% dell’acqua prelevata per uso potabile viene dispersa: 42% solo nelle reti di distribuzione, 10 punti percentuali in più di 10 anni fa, rispetto al 23% della media europea. Siamo il primo paese al mondo per consumo di acqua in bottiglie di plastica, 206 litri all’anno a persona e le relative bottiglie vanno smaltite. Senza dimenticare che 21% del territorio italiano è esposto a siccità. Bisogna darsi da fare, there is no planet B.