di Marzio Milord

Alla faccia di tante situazioni, Luigi di Maio ha rincorso talmente tanto il potere che ne è diventato parte integrante: nemico di Silvio Berlusconi, ha pubblicato il suo primo e “interessantissimo” libro con la casa editrice Piemme (Gruppo Mondadori), ostico alle apparizioni tv, ne ha fatte venti in due settimane, da sempre contro il sistema e Mario Draghi, non solo è diventato suo ministro-discepolo ma si ritrova a sedere in cdm con Forza Italia, Lega, Pd (proprio quelli di Bibbiano!) e Italia Viva (considerati recentemente peggio di Silvio).

Nulla di che stupirsi. Giggino fa parte di quelle persone del Movimento 5 Stelle che si sono ritrovare da un lavoro umile ad uno prestigioso, dall’avere poche responsabilità ad avere sul groppone un intero paese, è logico veder palesarsi spesso la sua ignoranza in ambito legislativo, culturale, politico, e chi più ne ha, più ne metta; basti pensare che in passato l’Italia ha avuto ministri degli esteri come Massimo D’alema per la sinistra e Franco Frattini per la destra, i quali andavano in altri paesi con l’assistente o poche altre persone, mentre Luigi Di Maio, non poco in difficoltà con le lingue, si porta una schiera di collaboratori che al nostro paese basta per fare una figura barbina nonché imbarazzante.

Di Maio è l’emblema di come un personaggio di poco valore politico, diventato famoso all’interno di un partito farlocco, possa affossare l’Italia, le istituzioni e la credibilità a livello mondiale; l’ignoranza dei grillini ha fatto perdere miliardi al paese con il reddito di cittadinanza, ha creato nuovi poveri, ha fermato per mesi in Parlamento degli emendamenti importanti per l’Italia e ha scombussolato in peggio gli equilibri della tv pubblica.

Un sondaggio di ieri ha dato il M5S all’11%, ma probabilmente c’è un 1 di troppo.