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di Abbatino

Non è bello sentirsi fare della morale, gli italiani non gradiscono affatto le paternali specialmente di coloro che puntano il dito per il moscerino sull’occhio altrui, dimenticandosi della trave nel proprio. Siamo in Europa, è vero, l’Europa della BCE e di Bruxelles, soprattutto di Scenghen. Di sicuro, siamo un continente geograficamente e fisicamente unito e definito separato al suo interno dai suoi crinali alpini, ma che non impediscono di chiamarci europei da entrambi i lati dei confini. Semmai italiani, austriaci, svizzeri o francesi, uniti dalla cerniera delle Alpi nell’ambito di una unione politica ormai da molti anni.

Da giorni, Luca Zaia guida il fronte della rivolta contro lo stop indiscriminato agli impianti sciistici voluto dal governo, almeno fino all’Epifania. Il fronte della montagna. E il cosiddetto Doge, nel corso della consueta conferenza stampa del mattino in cui fa il punto sull’emergenza coronavirus, torna a insistere sul tema: quella degli accessi agli impianti sciistici. Un vezzo del governatore del Veneto o reale problema? In tempo di COVID e di seconda ondata tutto è un problema e subito monta la polemica: come si a preoccuparsi della stagione sciistica, con i morti negli ospedali, taglia corto il governo. Peccato che se anche noi non ce ne occupiamo se ne stanno già occupando i nostri cugini, alla luce dell’apertura di Austria e Svizzera. Saranno più intelligenti di noi o troppo avventati? Perché se un italiano ha libero accesso nei crinali alpini austriaci o svizzeri e torna in Italia quale è il senso di chiudere ogni impianto a casa nostra? L’Italia non si stacca da terra, ma gli italiani si, proprio perché siamo in Europa. Quell’Europa di Scenghen che ci consente di fare settimane bianche oltr’alpe alla faccia della pandemia. Figuriamoci poi se gli svizzeri ti respingono alla frontiera quando vai a portare i nostri euro a casa loro. Chiudere l’intero comparto alpino e non solo, ma consentire a tutti gli italiani di andare a sciare dove non batte bandiera italiana è come darsi una martellata nel basso ventre: ricchezza e turismo agli altri, pandemia e sciagura economica a noi. Eppure non è la solita barzelletta dove l’italiano fa il più furbo della situazione. Stavolta, rischiamo di essere i più fessi se non ci organizziamo per tempo.

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