di Stefano Bini

Sin dal primo momento in cui ho visto Francesco, ho pensato che ci saremmo trovati molto bene insieme: stessa età, medesimo entusiasmo, tanta voglia di fare e un futuro da mangiare a morsi.

In questa intervista, ho ripercorso la sua vita, indagato sui progetti extra Amaro Lucano (come il libro che ne racconta la storia) e su ciò che saranno le prossime campagne pubblicitarie, vera storia creativa e suggestiva per il popolo italiano. La domanda più famosa delle reclame anni ’80, ’90 e di oggi, imperversa in questa intervista perché la vita di Francesco è legata all’Amaro Lucano per questioni familiari, ma la creatività per proiettare il marchio nel futuro è da scoprire; ed è tutta nelle sue mani.

Figlio d’imprenditori di successo, ad dell’azienda di famiglia, giovane, entusiasta e ora pure scrittore. Come nasce il libro Cosa vuoi di più dalla vita?

«Nasce dalla ferrea volontà di mettere a valore un claim entrato a gamba tesa “sulle tavole” di gran parte degli italiani, un claim che non è solo tale ma anche una domanda che tutti quanti almeno una volta poniamo a noi stessi. “Un lucano” è un suggerimento scanzonato ad una domanda davvero impegnativa. Lasciami poi ringraziare il coautore Emiliano Cappuccitti che avendo vissuto in primis (la sua generazione) le pubblicità massive in tv del nostro prodotto con in coda questa domanda, desiderava quasi più di me ricavarne un libro pieno di curiosità!»

 

Quando hai deciso di prendere in mano le redini di Amaro Lucano? Molti “figli di” prendono altre strade, tu sei rimasto.

«Mi sono formato da avvocato e proprio nel bel mezzo di un’operazione che coinvolgeva la mia azienda mi sono sentito “chiamato” – e mai obbligato – ad entrare nel team “Lucano”. La formazione da legale mi aiuta di tanto in tanto a rimanere “cliente di me stesso” e a tutelarmi di conseguenza quando ce n’è bisogno.»

 

Hai creato una fondazione intorno all’azienda. Quali scopi avrà?

«Non è ancora una fondazione ma la strada che vorremmo percorrere arriva proprio lì. Poco prima della pandemia è nato uno spazio che si chiama “Essenza” e che si trova proprio a Pisticci, il paese, a due passi da Matera, in Lucania, dove tutt’ora esiste il nostro stabilimento produttivo. Un museo dedicato alla storia dell’azienda che si pone l’obbiettivo di tessere relazioni stabili e durature con il territorio ed attrarre talenti locali per valorizzare l’enorme potenziale della nostra comunità. Del resto, il ritorno all’Essenza forse è la migliore risposta alla domanda “Cosa vuoi di più dalla vita?”.»

 

Milano è la capitale del commercio italiano. Cosa hai portato nella città meneghina della tua Basilicata?

«Chi, come te, ha visitato la nostra sede a Milano, ha subito avuto la sensazione di trovarsi in una vera e propria “Ambasciata Lucana”, ogni elemento racconta della nostra terra e del nostro prodotto proprio per far sentire a casa chi ci visita ed in primis i nostri collaboratori. Milano, e qui non scopro nulla, amplifica ogni ambizione e valorizza tanta gente che come me ha iniziato studiando qui, per poi intraprendere un percorso lavorativo. Noi a Milano continuiamo a raccontare le nostre origini. Milano ci mette a disposizione il ponte più breve da percorrere per raggiungere mercati e nuove opportunità dando al brand una dimensione internazionale.»

 

Ora che ci stiamo lasciando alle spalle il Covid, Amaro Lucano ha ricominciato con alcuni aventi, come quello allo Sporting Club di Milano2 il prossimo 14 ottobre alle ore 21. Perché proprio la patria della tv commerciale e com’è nata questa idea?

«E’ nata da amicizie comuni e dalla voglia di gente come Antonia Maiello o come il direttore dello Sporting che hanno sempre palesato una forte sinergia con il prodotto ed una simpatia forte verso il libro e la spinta alla ripartenza di cui si fa portatore nel suo messaggio. Speriamo davvero sia la prima di una lunga serie di eventi all’aperto per tornarci ad ascoltare, vivere ed abbracciare una volta per tutte.»

 

Uscite future riguardanti campagne pubblicitarie ed eventi?

«Gli eventi di presentazione continueranno visto che l’anno scorso, ahimè, si è potuto raccontare il libro solo da remoto e ho proprio voglia di stare in mezzo alla gente. Sulle future campagne pubblicitarie, posso dire al pubblico di star tranquillo. Torneranno presto a sentire la “domanda delle domande” con una sola, semplice risposta: “un Lucano”.»