di Stefano Bini

Da buon autore e conduttore radiotelevisivo, con una passione per il giornalismo fronte spettacolo, ogni mattina leggo i dati auditel. Era da giorni che osservavo con non poca curiosità gli ascolti della prima parte di Mattino5 che, puntata dopo puntata, continuavano a salire; nella puntata di ieri, il programma ha superato di gran lunga il milione di telespettatori, con una media del 20,3% di share. Il contenitore è semplice, spesso il buon Vecchi non ha neppure l’ospite in studio ma in collegamento, le domande sono chiare e dirette come in ogni talk show politico che si rispetti, ma allora qual è il segreto? Ce ne sono due: l’ottimo traino del Tg5 Mattina e, semplicemente, Francesco Vecchi, un ragazzo cresciuto a pane e Mediaset, che conosce bene il pubblico a cui va a rivolgersi, che sa quali domande porre e in che modo farle, far parlare l’ospite o zittirlo perché cade in un mood bugiardo, utopico e favolistico. In confronto agli altri anni, in cui oggettivamente risultava non bucare lo schermo, Vecchi risulta ora autorevole nel ruolo, autoritario con gli ospiti, scherzoso nello sdrammatizzare situazioni assurde di cui il mondo politico è pieno e sa come sfruttare il breve spazio a disposizione. Ha fatto breccia nel pubblico per il volto pulito, per il dialogo mai sopra le righe e per dare chiarezza ad argomenti politici che nei talk di prima serata non trovano spesso una quadra.

Se Francesco canta vittoria, la co-conduttrice Federica Panicucci sprizza gioia da tutti i pori, visto che la sua parte ieri ha toccato il 18% di share e i talk di cronaca che modera in maniera ineccepibile (riuscendo sempre a far parlare i numerosi ospiti) battono costantemente l’agguerrita concorrenza prima di Uno Mattina, con una dolcissima Monica Giandotti, e poi di Storie Italiane su Rai1, presentato da Eleonora Daniele, costantemente sopra il 17%. In tutto questo, Rai2, con la radiovisione di Radio2, è mediamente sopra il 4%, sperimentando con successo un tipo di tv che fino ad ora stentava a decollare: lode a Luca Barbarossa e alla sua ironia. Su Rai3, l’ex discepola di Michele Santoro, Luisella Costamagna, tiene incollati al teleschermo l’8% del pubblico mattutino, stuzzicando politici e virologi con un’invidiabile malizia; se un giorno Lilli Gruber dovesse essere sostituita a La7, la Costamagna sarebbe la candidata perfetta. Mentre Rete4 e Italia1 sono praticamente non pervenute, La7 si difende bene con Coffee Break, in netto calo in confronto allo scorso anno, e con la perla della mattina della rete Myrta Merlino, con il suo L’aria che tira, che conduce con un ottimo stile d’ursiano e con l’aria di quella che vorrebbe gridare “datemi un programma più importante”.

I programmi delle sette reti nazionali incollano il pubblico allo schermo poiché sono familiari, rassicuranti e spesso spiegano i tanti perché della politica, della cronaca e dell’attualità, battendo spesso in credibilità gli urlati talk del prime time.